Flushtracker: dove va a finire lo scarico del WC?

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Un po' come quando Bart si chiede se in Australia lo sciacquone gira al contrario, è sempre un'incognita sapere dove va a finire lo scarico del WC.



L'applicazione Flushtracker, creata da Domestos, è semplice da utilizzare: tiri lo sciacquone, inserisci orario ed indirizzo del luogo in cui hai tirato lo sciacquone e, tramite Goolge Maps puoi venire a conoscenza del tragitto compiuto dall'acqua (per chi è di Roma, speriamo non finisca direttamente nel Tevere :D).

Google Maps, per l'occasione, ha tracciato in Italia i percorsi degli scarichi nelle reti fognarie, a questo punto possiamo dire che Google saprà anche quando andiamo al bagno :D, ma lo scopo è quello di promuovere la World Toilet Day svolta il 19 novembre ed i progetti della World Toilet Organization, una ONG che lavora tutelare i diritti di tutti ai servizi igienici soprattutto nelle nazioni più povere, costruendo bagni ed educando all'igiene grazie alle donazioni volontarie ed all'aiuto di Domestos.

C'è da dire che quello dell'igiene, nei paesi poveri, è un problema non da poco, visto che è tra le principali cause di malattie. Malattie che nei paesi sviluppati sono quisiquilie mentre lì possono uccidere, vista anche la carenza di medicinali. Tra le malattie più diffuse, che colpiscono soprattutto i bambini, ci sono epatite, colera, diarrea e tifo, questo perché fanno parte di quel 40% di popolazione mondiale che non possiede reti fognarie
Durante il Wolrd Toilet Day, svolto il 19 novembre, la World Toilet Organization si preoccupa di sensibilizzare il mondo attraverso una serie di iniziative tese ad informare.

Ciò che possiamo fare, nel nostro piccolo, è condividere questa notizia, andare su www.flushtracker.com ed utilizzare l'applicazione. In questo modo daremo una piccola mano ma un grande sostegno a chi si occupa di problemi legati all'igiene, soprattutto nel terzo mondo.



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Come e dove vedere Servizio Pubblico di Santoro

8 commenti:
Da giovedì 25 ottobre 2012, Servizio Pubblico è anche su La7.

Dopo il furto dei ripetitori di Telembardia, questa settimana sono stati incendiati i ripetitori in Trentino. Chi c'è che trama contro Santoro e vuole impaurire il gestori delle piccole Tv private?
http://www.repubblica.it/cronaca/2011/11/17/news/attentato_ripetitori_santoro_trento-25167766/?ref=HREC1-1

Vedere Servizio Pubblico, il nuovo programma di Michele Santoro, sarà un'esperienza alternativa perché verrà trasmesso sia online che su reti private in tutta Italia.

Questa è la mappa con tutte le reti dalle quali sarà possibile vedere Servizio Pubblico

Qui la pagina fan di facebook di Servizio Pubblico che farà domande in diretta.


Vedere Servizio Pubblico in Lombardia: Sarà trasmesso da Telelombardia sul canale 10

Servizio Pubblico in Piemonte: Telecupole canale 15, Videogruppo canale 18


Trentino Alto Adige: RTTR canale 10

Friuli Venezia Giulia: Free canale 17


Veneto: Telenuovo canale 11, Antenna 3 nordest canale 13

Liguria: Primocanale canale 10


Vedere servizio pubblico in Emilia Romagna:  Nuovarete s.m. canale 73, Telereggio canale 14, Di.Tv canale 90, Telesanterno canale 18, Telemodena canale 15

Toscana: Rtv canale 38

Marche: Tv centro marche canale 10


Umbria: Umbria tv canale 10


Lazio: Teleroma 56 canale 15, ExtraTV canale 94

Abruzzo: Rete 8 canale 10

Campania: Telecapri canale 76

Puglia/Basilicata: Telenorba canale 10

Calabria: Videocalabria canale 10

Sardegna: Tcs canale 13

Sicilia: Antenna Sicilia canale 10

C'è da dire che molti canali al cofine possono essere visti in più regioni-

Vedere servizio pubblico su internet invece sarà possibile tramite

www.serviziopubblico.it

www.ilfattoquotidiano.it


www. corriere.it

www.repubblica.ithttp://www.repubblica.it/cronaca/2011/11/17/news/attentato_ripetitori_santoro_trento-25167766/?ref=HREC1-1

Privacy delle foto e degli album su Facebook

21 commenti:
La privacy delle foto e degli album su Facebook è stata tra le più problematiche da perfezionare su questo social network.



Questo tipo di privacy infatti riguarda uno degli aspetti che gli utenti amano di più: il passatempo.

Si passa molto tempo a guardare foto e album dei nostri amici e, talvolta, di persone che non conosciamo. La foto costituisce un gancio, un primo modo per arrivare a capire che tipo di persona abbiamo di fronte. E così Facebook ad ogni aggiornamento della privacy ha reso sempre più difficile il blocco delle proprie foto.

Ora però c'è un bel link dal quale possiamo avere alcune risposte a domande come:


  • Come faccio a rimuovere un tag da una foto
  • Posso taggare persone che non usano Facebook
  • Qual è il numero massimo di tag per una foto
  • Come si fa a taggare le persone in gruppi di foto simili, etc.


Qui invece una guida aggiornata su come gestire la privacy della propria bacheca o bloccare persone fastidiose.



Karoshi

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Karoshi è un neogolismo creato in Giappone per definire condizioni lavorative dai ritmi ossessivi che inducono spesso al suicidio o, quando va bene, ad un forte esaurimento nervoso.



Eccone una definizione: "una condizione nella quale viene permesso che pratiche lavorative psicologicamente dannose continuino a essere applicate fino alla completa distruzione dei ritmi normali di vita e di lavoro, portando a una accumulazione di fatica fisica e a una condizione cronica di superlavoro accompagnate da un aggravio della preesistente ipertensione, fino al fatale collasso"

Nu Shu

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La lingua delle donne. Tratto da Il secolo Cinese di Federico Rampini

Leggere un libro come Il secolo cinese ti apre gli occhi su un modo di vivere o di pensare la vita che non rientra in alcun modo nelle categorie mentali di un occidentale.
La storia raccontata di seguito è uno straordinario esempio di cosa possa creare una società così complessa come quella cinese.
La cosa mi ha toccato molto e voglio condividerla.
Suggerisco comunque di leggere questo libro che poi è una raccolta di articoli. Federico Rampini è uno di quei rari giornalisti che ama raccontare le cose come stanno con grande professionalità, ed a lui va tutta la mia stima.

Nushu, la lingua delle donne.

Vicino al villaggio cinese di Shanjianxu, nella regione meridionale dello Hunan, il tempio della Montagna Fiorita è dedicato a due sorelle morte più di mille anni fa. Da secoli le contadine venerano i loro spiriti portando al tempio rotoli di carta di riso in cui confidano i loro segreti e formulano dei desideri; non di rado quello di suicidarsi.

Quelle preghiere nessun uomo è mai riuscito a leggerle, perché nessun maschio può capire la lingua in cui sono scritte. Non sono in cinese ma in Nu Shu, forse l' unica lingua al mondo creata da donne per comunicare solo fra loro.

Una leggenda vuole che il Nu Shu abbia duemilacinquecento anni e che discenda dalle scritte che gli oracoli incidevano sugli ossi; un' altra mitologia racconta di una ragazza che fu data in sposa all' imperatore, e una volta prigioniera della corte imperiale inventò una scrittura segreta per comunicare con le sue amiche.

Messa fuori legge dal partito comunista negli anni 50, la Lingua delle Donne è stata riscoperta e studiata dalle linguiste cinesi Zhao Liming e Gong Zhebing, dalle giapponesi Toshiyuki Obata e Orie Endo. La rarità linguistica è anche una finestra sulla condizione femminile in Asia. Come spiega la professoressa Zhao, «la prima ragione per la nascita di questa lingua fu il fatto che le donne vivevano nell' analfabetismo forzato, non potevano andare a scuola e nessuno insegnava loro lo Hanzi, la scrittura cinese».

L' altra ragione è la pratica dei matrimoni combinati, per cui le nozze erano un passaggio tragico nella vita delle donne: strappate alle proprie mamme e sorelle e alle amicizie d' infanzia, finivano sotto l' autorità della famiglia del marito, spesso in stato di semi-schiavitù e sottoposte alle vessazioni delle suocere. Ma le donne della provincia di Jiang Jong nello Hunan trovarono una consolazione.

Non conoscendo l' alfabeto degli uomini inventarono una scrittura originale per tramandarsi le canzoni della nostalgia, per confidare alle amiche i loro pensieri più intimi e le sofferenze. Furono aiutate dall' esistenza di una solidarietà femminile speciale: in questa regione esisteva l' antico costume dello Jiebai Zimei, il «giuramento di sorellanza», che fin dall' adolescenza creava legami perfino più forti del sangue (è stata affacciata da studiosi occidentali l' ipotesi che lo Jiebai Zimei potesse nascondere affetti lesbici; Zhao Liming lo esclude categoricamente ma questo è scontato perché nella Cina di oggi l' omosessualità è ancora un tabù).

 «Quando una giovane donna veniva data in sposa - racconta Orie Endo - sua madre, le sorelle e le amiche giurate componevano dei canti apposta per esprimere il dolore della separazione imminente. Ma una volta che la ragazza partiva per il villaggio del marito le loro voci non potevano più viaggiare. è così che nacque una scrittura per mantenere vivo il legame tra le donne, una scrittura che non poteva essere il cinese, visto che lo Hanzi veniva insegnato solo agli uomini.

Alla giovane sposa le parenti e le amiche regalavano dopo le nozze un San Chao Shu, il libro del cuore in cui scrivevano i loro auguri di felicità; molte pagine venivano lasciate bianche perché la sposa potesse confidarvi negli anni seguenti i suoi pensieri e le sue sofferenze». Così nella notte dei tempi fu creato questo alfabeto Nu Shu, con 1.500 caratteri che traducono suoni del dialetto locale in sillabe. Sono caratteri scorrevoli e aggraziati, diversi e più semplici degli ideogrammi mandarini che invece all' origine rappresentano dei concetti. Ma sono rimasti per secoli incomprensibili e impenetrabili per i maschi.

Composizioni in questo alfabeto sono state ritrovate anche ricamate sui ventagli e sui vestiti della zona. Un altro aspetto raro della scrittura Nu Shu è che si esprime quasi esclusivamente in versi, perché la sua origine orale sono i canti delle donne che lavoravano in casa insieme a filare, cucire vestiti, confezionare scarpe.

In quei versi scritti per le amiche lontane sono consegnate le testimonianze di una condizione femminile senza speranza. «Le mie cognate mi disprezzano / Da mangiare ho solo un po' di crusca / Con dell' acqua per farne una minestra / Mi costringono a fare tutto il lavoro domestico / Ma il mio stomaco è vuoto». «Mio marito scommette al gioco / Mi dimentica per andare alle bische / Ne ho abbastanza di soffrire / Quando mi picchia e non posso fuggire / Ho cercato di impiccarmi / Ma gli zii mi hanno riportato in vita».

Nei diari femminili in Nu Shu decifrati dalle linguiste c' è autocommiserazione e disprezzo di sé stesse. Chi scrive spesso si indica alla terza persona come «questa donna dal destino spregevole, essere inutile, nata dalla parte sbagliata». 


Nascere donna è la dannazione di un karma negativo in una vita precedente. Al tempio delle due sorelle sulla Montagna Fiorita vicino a Shanjiangxu, tra gli odori dell' incenso che brucia, il canto che una contadina ha lasciato su un rotolo di carta di riso si traduce così:

«Sorelle defunte, ascoltate questa mia preghiera. Questa povera ragazza vi scrive nella Lingua delle Donne Anime sorelle abbiate pietà di me. Vorrei seguirvi dove siete Se solo mi accettate Voglio seguirvi fino alle sorgenti gialle dell' aldilà Di questo mondo non mi attira più niente Vi scongiuro trasformatemi in uomo. Non voglio più avere il nome di donna».

Il Nu Shu cominciò ad essere scoperto e studiato negli anni 50 ma quasi subito venne vietato dal partito comunista, forse perché la sua sopravvivenza smentiva le versioni ufficiali sull' avvenuta emancipazione della donna cinese. Una delle ultime autrici a usare la Lingua delle Donne, He Yanxin, è nata nel 1940: la sua autobiografia - dieci pagine fitte di 2.828 caratteri Nushu scritti sul quaderno di scuola del figlio - descrive le sofferenze di un matrimonio imposto d' autorità dalla famiglia, una consuetudine teoricamente soppressa nella Cina socialista di Mao Zedong.

Tuttora i demografi misurano il peso dei pregiudizi sessisti e l' arretratezza della condizione femminile in Cina dal triste fenomeno statistico delle «bambine scomparse»: in base alle normali tendenze procreative del genere umano - per cui in media alla nascita ci sono 106 maschi per 100 femmine - tra il 1980 e il 2000 in Cina sarebbero dovute nascere 13 milioni di bambine in più di quelle che sono nate.

Le «bambine scomparse» nei censimenti demografici, sono state vittime di veri e propri infanticidi di massa oppure - in epoca più recente e grazie ai progressi della medicina - sono il risultato di una selezione pre-natale del sesso: quando l' ecografia rivela che il feto è femminile, si opta per l' aborto. Su scala nazionale questi aborti mirati a seconda del sesso del nascituro producono l' enorme squilibrio delle nascite rivelato dai censimenti.

Il pregiudizio contro le bambine si attenua nelle grandi città come Pechino e Shanghai. Resta forte nei villaggi come Shanjianxu nonostante la politica di controllo della natalità - la regola del figlio unico - sia stata ammorbidita proprio a favore dei contadini. Oggi la Lingua delle Donne non è più fuorilegge.

Anzi, a Shanjianxu e nei villaggi vicini come Pumei vogliono cercare di trasformare il Nu Shu in un' attrazione turistica e hanno cominciato a insegnarlo nelle scuole. Ma Orie Endo teme che la sua estinzione sia comunque vicina. A parte le studiose venute da lontano, nello Hunan le donne veramente capaci di leggerlo e scriverlo, oltre che di parlarlo, sono rimaste solo in tre: Yang Huanyi di 94 anni, He Yanxin e He Jinhua di 64.

Dopo di loro forse l' unica lingua femminile del mondo sarà relegata in un museo.

Il premier va battuto politicamente?

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E perché si dovrebbe battere politicamente una persona che è entrata in politica solo per non finire in carcere?

Gli indifferenti - Antonio Gramsci

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Parole di una bellezza ed attualità sconcertanti scritte da Antonio Gramsci nel 1917.

Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L'indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita.

Perciò odio gli indifferenti. L'indifferenza è il peso morto della storia.

L'indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera.

E' la fatalità: è ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti: è la materia bruta che strozza l'intelligenza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, avviene perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia promulgare le leggi che solo la rivolta potrà abrogare, lascia salire al potere uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare.

Tra l'assenteismo e l'indifferenza poche mani, non sorvegliate da alcun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa; e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia altro che un enorme fenomeno naturale, un'eruzione, un terremoto del quale rimangono vittime tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente.

Alcuni piagnucolano pietosamente altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: Se avessi fatto anch'io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?

Odio gli indifferenti anche per questo, perché mi dà fastidio il loro piagnisteo da eterni innocenti.

Chiedo conto a ognuno di loro del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dovere sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime.

Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l'attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini.

Non c'è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano.

Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.

Berlusconi dimettiti! In tangenziale con un cartello nel lunotto posteriore

2 commenti:


L'iniziativa a quanto pare è di una coppia di due simpatici sessantenni.

Una bella forma di protesta che dovremmo mettere in atto un po' tutti.


Via il Post Viola

Meglio dire basta o far finta di niente? Voglia di bella politica.

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In ogni grande reportage si vede un'Italia che muore. Muore il territorio e decediamo anche noi, nell'animo e negli organi vitali, ormai intaccati dalla merda che respiriamo e mangiamo ogni giorno.

Il golfo di Napoli che diventa sversatoio di ogni cosa, i terreni calabri intaccati da scorie e costruzioni abusive, intere campagne avvelenate dall'immondizia interrata di nascosto, sulle quali gli animali che con grande gusto mangiamo, prima di finire nel nostro stomaco brucano l'erba.

Fabbriche, fabbriche e ancora fabbriche da nord a sud. All'insegna di un progresso al mesotelioma. Quel lavoro che mentre finge di nobilitare l'uomo lo ammazza giorno per giorno.

Come fanno i miei simili ad essere carnefici senza pensare che saranno vittime?

Come fanno a non pensare ai figli sui quali, dopo il parto, trasferiranno tutti i veleni che hanno assorbito (sia in senso scientifico che metaforico)?

Come fanno ad anteporre la logica di partito (qualunque esso sia) al bene che si dovrebbe volere per il proprio simile?

Come fanno a pensare solamente all'oggi, al guadagno economico immediato, senza pensare alla ricchezza insita nelle piccole cose?

La ricchezza di un fiore che non crescerà, di un mare che, da motivo di libertà, diventa galera per i pesci e per chi, dopo un bagno, ne esce col corpo abraso e avvelenato.

Come fanno a governare piccoli centri, gioielli di un paese fondato sul turismo e la belezza e non avere alcuna lungimiranza? Una lungimiranza che porterebbe comunque voti e lavoro.

Cosa li tiene su quelle poltrone?

E come fanno quelle poltrone a far dimenticare a queste persone che l'unico significato insito nel buon governo deve essere teso al bene comune, ad un'aria migliore, un'architettura sostenibile e la felicità che deriva dal vivere in condizioni rispettabili e dignitose.

Non voglio più aver paura ogni volta che tiro una boccata d'aria nella mia città.

Non voglio più rabbrividire al pensiero di cosa ci sarà in mare ogni volta che faccio un bagno.

Non posso deprimermi al pensiero che l'unico scopo di un essere umano è una costruzione abusiva che deturpa un territorio splendido (del quale avremmo potuto gioire insieme) o peggio, la smodata crescita del conto in banca.

Non devo pensare che ogni politico che mi sorride o mi stringe la mano non ha più un'anima ed è solo portatore di interessi altrui votati al bene di pochi e al male di molti.

Forse manca lo Stato, ma i cittadini insieme formano uno Stato.

Lo dico anche ai concittadini e agli amministratori del piccolo comune in cui vivo:

Non gettate nella mondezza il gioiello che avete tra le mani. Se non ce la fate da soli chiedete aiuto a chi è più esperto e vi aiuterà volentieri a capire quale tipo di diamante da esporre al mondo stavate trattando come un banale sasso da mettere sotto a una rotaia.