Nanopatologie e inquinamento dal blog di Stefano Montanari

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IL BLOG DI STEFANO MONTANARI - venerdì 25 luglio 2008

Pubblicità sociale sulla discriminazione: Discrimination Hurts

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Questo bel video realizzato da un'agenzia danese che si occupa di social advertising parla della discriminazione in ufficio (il famoso mobbing). Ma è estensibile a tutti i tipi di discriminazione.
Ogni atteggiamento discriminatorio è un cazzotto in faccia che prendiamo o che possiamo dare. Stiamo quindi ben attenti.





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Manifestazione Piazza Navona 8/7/2008 e lettera a Filippo Ceccarelli

3 commenti:
Ieri sono andato alla manifestazione, che dire?

Le solite cose: piazza piena, gente con tanta voglia di cambiare ma anche tanta ipocrisia.

Non servivano tutte quelle bandiere (stupido chi le sventolava), non c'era molta coesione nei commenti della gente ai vari discorsi dei vari personaggi.

Questi dicorsi erano un pò troppo centrati sui partiti e sulla politica e non credo si possa pretendere il cambiamento dei politici senza pretendere prima il nostro cambiamento.

La somma di piccole azioni, dal costume poco corretto, che tutti compiamo quotidianamente o settimanalmente, si manifesta nei comportamenti della classe politica.

I politici altri non sono che persone come noi soggette ad una sovraesposizione mediatica. Ecco perché i loro comportamenti sembrano tanto scandalosi (e lo sono!).
Ma a forza di dare la colpa agli altri si dimenticano i propri atteggiamenti, e sono questi che cambiano le cose ed il mondo.

Ed è di questo che si dovrebbe parlare, secondo me, nelle manifestazioni di piazza.


Ogni volta che vado ad una manifestazione mi guardo molto intorno, cerco di memorizzare tutto e poi, il giorno dopo, amo comprare il giornale per vedere quante mistificazioni sono avvenute.

Filippo Ceccarelli, di Repubblica, non ha sconfessato questa mia credenza, così gli ho scritto una bella email...



Caro Ceccarelli,

sono uno studente-lavoratore di 27 anni.

Ieri ero alla manifestazione, da semplice cittadino, non dipietrista, non vaffanculista, non girotondino. E, come me, tanti altri.

In riferimento a questo articolo

potrei anche trovarmi d'accordo con alcune sue affermazioni ma non su questa:
'Folle accaldate e cariche di aspettative esprimono il loro pieno consenso.'

Inoltre, da stimato giornalista quale lei è, non sarebbe dovuta mancare la dovizia di particolari.
Con questo intendo la descrizione altrettanto accurata dei commoventi interventi di Rita Borsellino e di Moni Ovadia.

Dov'è? Non ne vedo traccia. Peccato! Sarebbe stata un'aggiunta molto utile per rendere più chiaro e comprensibile tutto l'andazzo della manifestazione.

E' proprio vero che non si possono usare parole scurrili altrimenti i media di massa, immediatamente, ne fagocitano il senso per rivomitarlo con un significato assai differente.

Sta lì l'errore di Grillo e della Guzzanti. Ma è anche lì l'errore di bravi giornalisti che invece di fare un'analisi 'alternativa' si accodano commentando le solite cose.

Il giornale per cui lei scrive, nel corso degli anni, sta subendo un crollo verticale per quanto riguarda l'analisi di alcuni accadimenti. E' sempre un pò troppo aggrovigliata e poco obiettiva. Ma penso che se ne sia abbondantemente accorto.

Cordiali saluti e buon lavoro.

Jose Gragnaniello

Essere digitali (si ma quando?).

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Ecco tradotto da http://www.itu.int/osg/spu/publications/digitalife/goingdigital.html
il primo capitolo del report "Digital Life" del 2006...

In un certo senso gli esseri umani sono sempre stati digitali. Le dita della mano sono state usate per creare, innovare, e comunicare in tutte le età. E così come queste possono essere usate per rappresentare i singoli numeri, in poco tempo è stato sviluppato un sistema di binari digitali astratto (0 e 1), proclamando l’inizio dell’era digitale. Le tecnologie digitali sono state vitali per la distribuzione della conoscenza e dell’informazione, che, come molti argomenteranno, sono il centro del potere nella società. Attraverso l’uso delle tecnologie della comunicazione come Internet e la telefonia mobile, il potere delle nostre cifre relativamente insufficienti è stato esteso ad una sfera più ampia, quella dell’intero mondo digitale.

Il pollice è un buon esempio. Espressioni come “la cultura del pollice” e “la tribù del pollice” abbondano: dalle anguste strade di Varanasi (India) a quelle più estese di Barcellona (Spagna), la gente è costantemente vista camminare, mangiare, parlare ed anche guidare mentre i loro pollici premono attivamente sulla tastiera dei dispositivi digitali portatili. Come industria di settore, la messaggistica su cellulare, in uno spazio di pochi anni è diventata un’industria globale che genera un fatturato annuo di circa 80 milardi di dollari. Tutto ciò, con grande interesse, ha preso piede in paesi in via di sviluppo tra i quali la Cina. Anche Internet, ha trasformato il commercio ed il modo di vivere delle persone allo stesso modo, ed ha reso possibile a queste ultime la creazione e la condivisione dell’informazione e della conoscenza in modo istantaneo e su scala globale.

Non sorprende se oggi il consumo mediale predomina nella forma digitale.

La prossima fase in questa rivoluzione digitale è la transizione dai collegamenti a bassa velocità a quelli ad altissima velocità. Le telefonia a banda larga è molto avanzata nel mondo delle linee fisse, dove vi erano 216 milioni di abbonati in tutto il mondo alla fine del 2005. Lentamente ma inesorabilmente, questo passaggio si avrà anche per la telefonia mobile, con l’avvento della banda larga per il mobile, il sistema di terza generazione. Alla fine del 2005, c’erano circa 62 milioni di utenti con cellulare a banda larga con servizi sviluppati intorno a 60 nazioni.

Inoltre, le reti senza fili locali e metropolitane sono ancora in fase embrionale per avere un forte impatto.

In futuro, la rivoluzione digitale entrerà in una dimensione totalmente diversa, con lo sviluppo delle reti onnipresenti e del pervasive computing basato su tecnologie RFID (identificazione a onde radio) e reti sensoriali.
In un futuro di ubiquità digitale, il mondo delle reti non connetterà solamente persone e dati ma anche cose. In questo modo i banali lavori quotidiani diventeranno sempre più automatizzati, e la tecnologia che c’è dietro sparirà progressivamente dalla percezione dell’utente.
Tutto ciò avrà importanti ripercussioni non solo per la società ed il modo di vivere delle persone, ma anche per le strategie di mercato e le priorità delle linee politiche.