Politica, networked individualism e Bauman

Zygmunt Bauman, consumo dunque sono

Leggendo Bauman la prima cosa che ti viene in è mente è: "cazzo, sta parlando di me! Sono davvero una merda?"
La risposta è evidentemente si.

L'analisi sociale è così spietata e lucida che non lascia spazio a fraintendimenti.

Un esempio lo troviamo a pagina 135 di Consumo, dunque sono. Lo studioso, dopo aver fatto in quattro la concezione di networked individualism di Castells e sostenuto che "la rete più che un luogo dove si costruiscono legami sociali [somiglia] a una duna di sabbie mobili", parla della politica citando Jodi Dean, per il quale le odierne tecnologie della comunicazione sono "profondamente depoliticizzanti" e "la comunicazione funziona in modo feticistico, come disconoscimento di una esautorazione o castrazione politica di fondo".

La citazione continua così: "il feticcio tecnologico è politico e ci consente di affrontare il resto della nostra vita sollevati dal senso di colpa secondo cui forse non stiamo facendo la nostra parte, e saldamente convinti che in fin dei conti siamo cittadini informati e impegnati.
Non siamo costretti ad assumerci una responsabilità politica perché è la tecnologia a farlo per noi, essa ci fa credere che tutto ciò di cui abbiamo bisogno è universalizzare una determinata tecnologia e che allora avremo un ordine sociale democratico o rinconciliato."

Aggiunge inoltre Bauman: "Bush e Blair sono potuti scendere in guerra con falsi pretesti nonostante i tanti siti web che ne scoprivano il bluff".

E qui non posso che inchinarmi.

Mi sono sempre ritenuto un fomentato dell' E-democracy e del potere della comunicazione, anche e soprattutto su internet, ma non si può negare la veridicità di queste parole.

Basti guardare il fenomeno Grillo che sicuramente ha migliorato tante piccole realtà con i vari MeetUp ma ha concluso ben poco a livello nazionale e Travaglio che io seguo quotidianamente e stimo per la sua forza d'animo.

Allora cosa si nasconde in noi? E' vero che compensiamo il senso di colpa sfogandoci su internet e non facendo nulla nella vita reale?

Un pò l'ho sempre pensata questa cosa ma non credo di esserne certissimo.

Di sicuro c'è il fatto che bisogna riflettere su quelle parole e su noi stessi.

4 commenti:

Fabrizio ha detto...

grazie per la recensione del libro, Bauman è sempre molto interessante (lunga vita a gente come lui). Anche io pensavo (ma questo vale anche per l'era pre-Internet) che i mass media possono avere un effetto "narcotizzante": non facciamo nulla perchè siamo informati su tutto, ci illudiamo che la semplice informazione faccia "risolvere" i problemi. O sbaglio?

Jose Gragnaniello ha detto...

Fabrizio scusa il ritardo esagerato con cui ti rispondo.
Non sbagli, ci piace illuderci e se non stacchiamo il culo dalle poltrone saranno sempre più cazzi.

Matteo Stagi ha detto...

Ho trovato il tuo post seguendo il commento che mi hai lasciato su FF ieri.

Te ne ringrazio. Avevo sempre letto pezzi di Bauman solo attraverso le pagine centrali di La Repubblica.

E' ora che comperi il libro.

Jose Gragnaniello ha detto...

Consumo dunque sono è un libro a tratti illuminante e Bauman fa sempre grandi riflessioni anche se qualcuno lo critica per le sue visioni apocalittiche. Ma sono dell'idea che bisogna sempre essere preparati al peggio per poi riuscire a vedere del buono anche nelle piccole cose...