Social media marketing: cosa non funziona.

comunicare in maniera efficace con i social media

Per chi non lo sapesse il social media marketing è una forma di marketing, chiamiamola non convenzionale, che vede aziende e politici farsi pubblicità in maniera "permissiva" sui social media. Un social media (ma dovrebbe essere medium) può essere Facebook come MySpace o Flickr (non mi fermo ad enumerarli tutti...si rischia di finire domani).

Pratica sconosciuta ai molti fino a qualche mese fa, il social media marketing, sta diventando sempre più abituale.
Accade così di trovarsi ad essere fan della Panini su Facebook, amici di Fassino (brrr!) e guardare il ministro Gelmini fare pratica di democrazia digitale su Youtube.
Molto bello tutto questo! Si ma c'è un limite, anzi due (e ne usciranno sicuramente altri).

Il primo limite del marketing sui social media è l'attenzione: le pratiche svolte in rete da un utente sono molteplici, segmentate, randomiche e spesso confusionarie. Riuscire a scavarsi un piccolo spazio nell'attenzione di un utente Internet moderno è cosa assai difficile.
Diventa ancora più difficile - e qui siamo al secondo limite - se chi pratica il social media marketing non lo fa bene, lo affida a terzi o ha poco tempo da dedicargli.

Essere presente su un social media non vuol dire solo starci e per questo guadagnarsi la stima delle persone e riempirsi la pagina Facebook di fan o quella Youtube di contatti. Essere presente vuol dire partecipare.
Partecipare vuol dire praticare lo scambio, essere più umano possibile, accettare le critiche.
E non ricordo di aver visto ancora una cosa del genere.

Mi capita molto spesso di vedere marche che presenziano praticamente ovunque senza dare nulla di umano alla loro presenza e politici che utilizzano i social media solo ed esclusivamente per fare aggiornamenti di tipo politico. Non basta il tg1?

Tutto questo accade perché, per anni ed anni, tutti quei messaggi verticali top-down dei media tradizionali, belli e brutti che fossero, dovevamo sorbirceli.

Oggi è cambiato tutto, su internet e specialmente sui social media, comanda l'utente.

Se nella vita reale si è fatti in un certo modo, non si puù fingere di essere diversi su un social media. Ecco perché, prima di tutto, un'azienda dovrebbe un'attimo rivisitare le sue logiche interne, svecchiarsi e poi attuare questa pratica (questo vale anche per la politica). E' una questione filosofica.

Se decidiamo di farci gestire la comunicazione da terzi facciamo almeno in modo di pianificare uno stile comunicativo più immediato e vicino alle logiche di internet e della condivisione, cerchiamo di essere veramente virali, affidiamoci a persone che, oltre a voler fare soldi, conoscono bene il loro lavoro ed hanno anche una buona cultura umanistica.

Faccio questa critica perché vedo molto spesso buone iniziative perdersi in un bicchier d'acqua a causa di mancanze sotto il profilo della conoscenza del mezzo e di una giusta filosofia e pianificazione.

Dico perciò a capi d'azienda e politici: se decidete di dare inizio ad una campagna di social media marketing (sempre che di campagna si possa parlare) entrate in silenzio, ascoltate, sondate il territorio, cominciate a scambiare messaggi umani, rischiate di essere sommersi di critiche. Forse ne vale la pena.

Creerete terreno fertile per riscoprire voi stessi come persone, porterete aria fresca nelle logiche aziendali o politiche e, cosa più importante, migliorerete la società.

Ah dimenticavo: prima di chiedere un'amicizia su Facebook, provate a mandare una mail dando spiegazioni e chiedendo il permesso, cambierà ogni cosa...


4 commenti:

powercioccio ha detto...

niente male questo articolo e questa visione del social media marketing!

penso che delle figure professionali preposte a sondare le critiche e i commenti degli utenti riguardo il prodotto che si vuole offrire, sarebbero utili ad entrambe le parti, imprenditori e consumatori.

Mi candido :D

Maurizio Goetz ha detto...

Si sono d'accordo, creare una presenza non significa "occupare uno spazio".

Leonardo Bellini ha detto...

Ciao Jose, riprendendo quanto dici emerge ancora una volta che essere presenti senza prendere parte attiva alla conversazione non ha alcun senso, anche se come succede ad un cocktail party, prima di partecipare bisogna ascoltare, capire.. di cosa si sta parlando, qual è il tonodella conversazione, qual è il livello di confidenza ed il clima che si è instaurato tra gli interlocutori; ecco una conversazione online non è molto diversa da questa. Ed alle aziende ci vorrà del tempo per capire che le conversazioni sono fatte da persone.. e non da marchi o da corporation..

Enzo Santagata ha detto...

Voglio aggiungere una cosa al discorso sulla presenza/occupazione di spazio:

spesso nelle aziende ci si dimentica come la vera strategia non risieda nell'adozione dei social media, bensì nel loro utilizzo finalizzato a più nobili cambiamenti.

Serve poco aprire un blog, bisogna aprire la mente, cambiare le dinamiche. In parole spicciole bisogna crederci davvero, altrimenti sarà solo un'altra moda come il viral marketing di un paio d'anni fa