No B Day, perché partecipare alla manifestazione

La manifestazione del No B Day che, detto sinteticamente, chiede le dimissioni di Berlusconi, è importante per alcuni motivi e per questi motivi mi piacerebbe vedere in piazza anche chi ha paura delle botte o non crede nelle manifestazioni.

Intanto manifestare, da che mondo è (im)mondo, è una delle migliori armi nelle mani del popolo. Un popolo, quello italiano, spesso trattato a pesci in faccia, disinformato (non per sua colpa) e privo di ogno spunto creativo, quasi depresso.

Non dobbiamo prendercela con Berlusconi, è vero, la colpa è stata di Andreotti, Craxi e tanta altra gente che come questi signori ha permesso, anzi, favorito la crescita indisturbata di questa muffa che oggi attanaglia il nostro amato paese, facendo in modo che l'illegalità si diffondesse sempre di più, che il culto dell'immagine fosse l'unico valore ed il denaro l'unica cosa per cui vale la pena vivere.

Chi scende in piazza a manifestare questa volta non è stato trascinato da un capopopolo ma dal proprio orgoglio, dall'insofferenza a tutto questo. Lo slancio vitale è partito da molte persone stanche di tutta questa merda e, molto probabilmente, sarà una grande manifestazione.

Come sempre c'è chi tituba, chi ha paura, chi pensa che la manifestazione non porti da nessuna parte.

Vorrei ricordare che le più grandi libertà si sono ottenute manifestando e che questi eventi innescano dei processi virtuosi, danno coraggio, aumentano la voglia di socialità, fanno bene alla psiche. Inoltre danno un segnale forte.

Poca gente= poca notiziabilità

Tanta gente= molta notiziabilità (giro del mondo, oserei dire).

Per ogni persona che mancherà quindi, ci sarà un po' di notiziabilità in meno. Il Tg1 non aspetta altro. Senza dire che la persona che non partecipa dimentica cosa vuol dire democrazia, cioè potere al popolo.

Pur essendo vera la totale sordità di alcuni partiti, più si sarà in piazza, meno saranno sordi.

E poi pensiamo a tutta quella gente che è impossibilitata a venire per cause di forza maggiore ma avrebbe pagato pur di esserci?

Pensiamo a chi è morto per darci la possibilità di manifestare democraticamente?

Pensiamo alle associazioni che nel sud Italia lottano contro la mafia mentre noi ce ne stiamo comodi in poltrona a commentare lo schifo che accade?

Pensiamo al nostro futuro? Si perché, più che un atto altruistico, manifestare il 5 dicembre è un atto egoistico.

Da egoista quale sono voglio che i miei diritti siano rispettati, voglio che non mi venga il cancro a causa di un governo che non fa nulla per l'ecologia, voglio un lavoro sicuro, ben pagato da un'azienda che non trucca i bilanci e poi fallisce mandando intere famiglie all'aria.

Voglio che il capo di quell'azienda paghi amaramente le puttanate che ha fatto e non che una legge gli salvi le chiappe.

Voglio che la possibilità di studiare pagando il giusto e non somme esorbitanti mi sia data. Non voglio che vengano finanziate scuole e università private, già ricche di loro.

Voglio la certezza di poter sognare pensando alla possibilità che quel sogni si avveri.
Voglio altre cose per me e, stranamente, queste cose le vogliono altrettante persone.

E pensa a tuo figlio. Cosa gli dirai quando ti rinfaccerà di averlo partorito in una nazione dove è impossibile vivere serenamente.

Come farai ad avere la coscienza a posto quando ti chiederà perché non hai fatto nulla per cambiare il paese?

Cosa risponderai quando ti chiederà perché non ti sei unito a tutte quelle brave persone per manifestare contro il male assoluto?

Che avevi paura?