L'ipocrisia si sfiora con un dito

...ed ha la forma di ombrello.

Da alcuni anni ormai mi è chiaro, chiarissimo, il perché degli scarsi cambiamenti sociali in che avvengono in questa nazione. Leggere aiuta a capire, ad entrare in nuove ottiche e, se Dio vuole, a migliorare i propri comportamenti.

Non sono mai stato un grande lettore, per questioni di pigrizia prima e di tempo ora, ma da quei libri che ho letto ho sempre cercato di estrapolare il massimo degli insegnamenti (senza sentirmi obbligato a dire: sai ho letto questo e ho letto quest'altro, per mostrare la mia "cultura").

Ecco quindi che mi capita spessissimo di notare come grandi lettori e grandissime lettrici (di quelli che dici: ma 'ndo lo trovi il tempo???) hanno comportamenti del tutto deviati da quelli che, in seguito a letture importanti, "dovrebbero" avere. Utilizzo le virgolette perché non è un imperativo categorico, esistono molteplici variabili che condizionano i nostri comportamenti e se bastasse la lettura a migliorarli vivremmo in un mondo perfetto.

Ma ci sono volte in cui si palesano atteggiamenti nati dalla totale mancanza di riflessione su ciò che ci gira intorno.

Capita quindi che una folla di benpensanti ammiratori di Roberto Saviano, in fila per ascoltarlo, al minimo accenno di pioggia, stiano lì a contrattare con l'etiope o il senegalese di turno per comprare un ombrello di dubbia provenienza (leggi racket) per il quale si spendono soldi che non si sa dove andranno a finire (non ai poveri venditori ovviamente) e che aggirano totalmente i controlli fiscali.

Capita poi di sentire le stesse persone che applaudono indignate e convinte quando Saviano dice che le mafie in Italia sono la prima economia con 100 miliardi di Euro di "fatturato".

Ed è qui che mi convinco che nulla potrà mai cambiare se non diamo un'affinata ai nostri bisogni ed ai nostri istinti e se non ci rendiamo conto che il cambiamento sta nelle piccole cose, negli atteggiamenti concreti.
Si finisce come quei ragazzi che vanno a protestare contro la guerra poi tornano a casa e mandano affanculo i genitori o non perdono occasione per sfogare le loro frustrazioni sul povero clacson.

Si pensa troppo a come ci giudicano gli altri ma troppo poco a quali sono i nostri atteggiamenti reali. Questa è pura malattia.

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