Le parole che sovvertono la Nazione

In questi 15 anni siamo stati abituati a scendere a compromessi con le parole. I cambiamenti linguistici, si sa, cambiano anche le persone a lungo andare.

Siamo stati abituati a pensare che esistano ancora i comunisti, che la destra sia quella che vediamo e la sinistra sia rappresentata da una manciata di exdemocristiani.

E che, comunque, sia destra che sinistra, siano l'unica soluzione per essere governati quando basterebbe un piano comune sulla salute, l'ecologia ed il reddito minimo garantito. Ma il motto è divide et impera, come sempre.

Oggi, 25 aprile, festa della liberazione, il nostro premier dice: "Chiamiamola festa di Libertà".

Questa parola - Libertà - della quale si è fatto un abuso teso a sconvolgerne il significato viene stavolta riutilizzata per sconvolgere il significato di una ricorrenza, quella della liberazione, unico baluardo che ci ricordi l'esistenza di uomini che hanno combattuto per renderci liberi (ma non nel senso economicamente inteso dal premier).

Avremmo dovuto essere liberi da persone come lui, da un sistema di potere, che proprio perché "sistema" diventa invulnerabile creandosi leggi ad hoc per garantirsi l'invulnerabilità in eterno. Anche in queste leggi la parola è stata stuprata.
Sono state concepite leggi che si autoconfutano rendendo ridicolo persino chi le ha fatte per proteggersi.

In questi anni abbiamo fatto un po' come queste leggi. Abbiamo autoconfutato le nostre opinioni, la nostra identità e la nostra essenza, dicendo cose di un tipo e facendo tutt'altro.

Il marciume che ci pervade è "libero" di fare e dire quello che gli pare, tanto, ormai, siamo impossibilitati a comprenderlo.

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