Pubblicità sociale: Il mare non pulisce se stesso

Questa è una splendida pubblicità sociale della Young & Rubicam Francia.
Il rispetto del mare passa dalle nostre azioni e dalle nostre mani.

Dai detersivi che utilizziamo in casa alle cicche di sigaretta gettate con nonchalance sulla spiaggia. Molte volte mi trovo a raccogliere bottiglie o cose stranissime che trovo in riva e ogni anno mi schifo sempre di più.

Queste campagne sociali dovrebbero essere su tutte le spiaggie.

pubblicità sociale il mare non pulisce se stesso


Pubblicità sociale di Surfrider France.
Copy: Unfortunately, the beach doesn't clean itself.
Giornate di pulizia: 23, 24, 25 marzo.
Sito : initiativesoceanes.org.
Agenzia: Young & Rubicam, France


Etichette:





4 commenti:

alessio ha detto...

Meravigliosa!

Vi racconto brevemente questo fatto (ricordo suscitato dall'immagine che rappresenta bene la monotonia delle spiagge francesi e dalla scritta France, giusto sotto).
Mi trovavo con Pauline sulle spiagge deserte della costa nord della francia, quelle della Manica.
Durante una passeggiata, vediamo da molto lontano una donna con due grosse sacche portate a mano; ogni tanto si fermava e raccoglieva qualcosa dalla sabbia.
Ci avviciniamo e vediamo che era una ragazza: stava ripulendo da sola, una parte di spiaggia: raccoglieva la sporcizia e la metteva in quelle borse. Le demmo, nel breve tratto fatto insieme, una mano.
Parlammo poco con lei, perchè non si è molto socievoli al nord.
Fu una cosa bellissima; tra le più belle mai capitatemi.

Facciamo in modo che qualcun altro possa rimaner colpito da noi per un gesto simile!

Alla prossima.

Marco tartaruga ha detto...

già molto ingegnosa

PPC ha detto...

Torino, 5 febbraio 2008

Leggo con ritardo "la teoria delle finestre rotte” e la trovo innegabilmente suggestiva. Non ho dubbi sul fatto che non ci si può abituare al peggio e che la teoria va in un certo modo capita e, nella giusta misura, ripresa. Vale per le fabbriche in via di "dismissione", nelle quali non si fa più nulla sul piano della manutenzione e poi si assiste agli incidenti sul lavoro (la ThyssenKrupp è solo una delle tante), vale per ogni forma di degrado sociale, per il ripristino dei servizi e dei mezzi di trasporto, vale per l'emergenza rifiuti in Campania,ecc.
Fare ordine non va visto come un concetto negativo.
Temo che una corretta analisi delle ragioni sociali che stanno dietro alla microcriminalità si sia mal coniugata con le teorie del "liberare tutti", alimentate anche da una mitizzazione del banditismo sociale; con l'errore che si esula dal contesto nel quale certi banditi nacquero e crebbero e la si trasferisce a figure assai meno mitiche. E si dimentica che anche le vittime della microcriminalità sono molto spesso persone che a loro volta appartengono alle fasce deboli della popolazione. Con questo non vanno nemmeno giustificati i furti nei confronti di chi povero non è e soprattutto vanno prevenuti e puniti gli episodi di violenza; un conto è se Ti rubano i quadri o l'autoradio, un conto è se per convincerti a liberartene ti accarezzano col ferro da stiro.
Indubbiamente Salvatore Giuliano fu un bandito particolare, rimane il fatto che uccise persone, sparò contro cortei di lavoratori e sindacalisti e alla fin fine fu pur sempre al servizio della mafia. Credo che una delle più grosse idiozie commesse dal centro sinistra nostrano sia il provvedimento dell'indulto del 2006. Per una volta che il centrosinistra poteva fare una cosa "di destra" meno impopolare, non solo non l'ha fatta, ma ha liberato anche Previti, per poi sentire un anno dopo i suoi sindaci sparare una serie di amenità sui lavavetri ai semafori.
La Fiom (che penso nessuno dubiti sia un sindacato orientato sufficientemente a sinistra) fece sentire, tra l'altro, la propria contrarietà all'indultò, giacché con quella norma si andavano a depenalizzare anche tutta una serie di reati legati a nocività e infortuni sul lavoro. Con provvedimenti simili si abbandona di fatto anche l'idea di avere un sistema carcerario sul quale si spendano meglio i soldi e si fa sempre più lontana l'idea della certezza della pena, che spaventa forse meno i piccoli criminali, ma molto la Signora Dini o i Previti, i Cuffaro e i Dell'Utri. Siccome non si vuole e non si può spendere per i tagli ai bilanci, si preferisce depenalizzare, aprire i cancelli. Ora mettetevi nei panni di un rapinato, di una pensionata che ha subito una truffa, di persone che hanno subito abusi e umiliazioni... è abbastanza ovvio che si sentano abbandonate. Non era meglio forse spendere tempo e attenzione per leggi sul lavoro e maggiormente riduttive del precariato? Depenalizzare le droghe leggere, dato l'arcinoto uso di droghe (spesso pesanti) anche fra i parlamentari?
Ho fatto questa ampia premessa perché amo le regole e la legalità, ma sono assai diverso dai Gentilini. Infatti quella legalità è un modo per combattere anche il lavoro clandestino. In Francia, mi risultava da una vicenda occorsa a Tina Turner, chi sfruttava il lavoro clandestino, negli anni '90, finiva in galera (ora non saprei dire se accada ancora; ma l'imprenditore che ristrutturò la villa della nota cantante, in Costa Azzurra, finì dietro le sbarre per l'utilizzo di lavoratori stranieri irregolari). Se tutte le imprese edili che sfruttano manodopera irregolare subissero non soltanto il danno economico, ma anche qualche pena esemplare, io credo che faremmo anche un favore agli imprenditori onesti e ridurremmo le occasioni di clandestinità e di illegalità indotta.
Ora, i limiti della teoria delle finestre rotte, della terapia Giuliani, ripresa dagli amministratori trevisani nostrani, è ben spiegata da Giuseppe D'avanzo, in un suo articolo, "Sicurezza e serietà" pubblicato su La Repubblica del 7 settembre 2007, alle pagine 1 e 25. Le teorie simili, sulla tolleranza zero, produssero il taglio di un terzo dei finanziamenti pubblici a servizi sociali e sanità, con i conseguente licenziamento a 8'000 addetti. È come se in Campania si assumessero poliziotti, per fare ordine, e si licenziassero i netturbini, mentre forse bisognerebbe semplicemente farli lavorare (beh... qualcuno da licenziare ci sarebbe; ma non è meno responsabile di Bassolino e delle giunte).
In provincia di Treviso è possibile controllare meglio perché esiste un elevato tenore di vita. Diciamo che il controllo lo si paga (lo si subisce) con telecamere dappertutto; il che non è sempre piacevole, per la libertà di non sentirsi osservati. E diciamo che anche come turista pagante, civile, rispettoso e cortese, ho trovato di recente in quella provincia un'ostilità e un'arroganza che avevo avvertito soltanto in un cocuzzolo calabrese impregnato da un clima di 'ndrangheta, nel lontano 1985. Se il prezzo di tanto ordine e precisione è la totale perdita di umanità, cordialità, accoglienza e cortesia, forse bisognerebbe riflettere. Così sono andato a rivedermi "Signore e Signori", di Pietro Germi, sulla Treviso degli anni '50-'60. Lo consiglio a molti.
Vi allegherei, se fosse possibile, il testo in formato “jpg” del suddetto articolo di D'Avanzo e di un altro, su analogo tema, di Ilvo Diamanti,"A che punto è la paura", comparso su La Repubblica del 9 settembre 2007, a pag. 1 e 24 .
Ciao, PPC.

Jose ha detto...

Penso che l'architettura sostenibile possa risolvere parecchi problemi. Far vivere la gente in un posto migliore è già un passo avanti contro la criminalità. La teoria delle finestre rotte la vedo in quel modo.
Se non ci sono finestre rotte, marciapiedi sporchi, macchine scassate, poca luce e pochi giardini si vive indubbiamente meglio.
Questo è un compito che dovrebbero assumersi politici ed architetti quando progettano un quartiere popolare.