Cesare deve morire, la dignità dell'uomo no.

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opinione breve e sconclusionata


Il Giulio Cesare di Shakespeare, tra le altre cose, è la storia di un complotto, una cospirazione. E quante volte l'uomo ha cospirato, non solo contro il potente di turno (quasi mai, purtroppo) ma anche contro i suoi simili?



E la vita di carcere è sicuramente intrisa di episodi legati alla cospirazione, tra episodi di Camorra, Mafia o semplici regolamenti di conti esterni ed interni al carcere stesso. Così uomini poco fortunati a causa di eventi o scelte avventate, si trovano a rappresentare una meta-storia, un'opera che racconta l'uomo e che, grazie ai fratelli Taviani, diventa di un'umanità immensa.

Il Giulio Cesare, provato tra le mura di Rebibbia, sembra non un momento, appunto, di prova, ma una vera e propria storia di cospirazione tra i detenuti del carcere romano, con tutti i crismi della gangster story.

Al contrario, la rappresentazione scenica, con palco e costumi, trasforma la meta-cospirazione in un fatto liberatorio. E' una sorta apertura morale alla dignità dell'uomo, il quale passa da vittima di cospirazioni subite in vita, ad essere liberato dalla recitazione.
Linfa e virtù donate ad uomini fino a poco prima privati di tutto ciò che è bello.

E' questo il ruolo che la nostra società dovrebbe avere nei confronti di chi ha sbagliato a causa di condizioni sfavorevoli. Rimetterli in gioco, donare loro la conoscenza del bello tramite l'arte e trasformare il tutto in nuova vita, creando lavoro e favorendo la trasmissione della cultura.

E tutto ciò è possibile se la politica lo vuole e se tutti noi lo chiediamo a gran voce.

Andate a vedere Cesare deve morire e pensate a quanto grande sia il valore della dignità umana.Guardate la luce negli occhi pieni di vita di quelle persone. Sarà impossibile non entrare in empatia

Il carcere dovrebbe essere un centro di riabilitazione sociale, non una discarica. Ci sono persone che non nascono libere ed eguali in dignità e diritti, e per forza di cose si trovano costrette a delinquere.

Diamo loro una seconda chance, noi che siamo stati più fortunati.