Consulenza sul social media marketing e perché.

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Spiegare il perché di una consulenza sul social media marketing e di uan social media agency non è semplice ed in molti non sanno di cosa mi occupo in generale, quindi lo spiego qui.

Comincio i miei studi in comunicazione appassionandomi sia alla politica che al marketing (due cose molto vicine che in molti vedono separate). Le numerose letture mi hanno portato a ragionare sul condizionamento sociale, sui comportamenti delle persone, gli individualismi e le teorie di gruppo e quindi a riflettere su me stesso ed il mio modo di agire nel sociale.

Da questi studi ho sviluppato l'idea che siamo abbastanza schiavi della comunicazione, la quale ci vieni quasi imposta dai così detti "old media" (radio e tv) ma anche da alcune strategie pubblicitarie che troviamo sul Web.

Questi pensieri mi hanno fatto appassionare alla comunicazione sociale che ho sempre ritenuto la forma di advertising più pulita ed utile, ma il mondo della pubblicità è praticamente una casta impenetrabile.
Cosi mi sono buttato sul Web, cercando di capire come coloro che una volta erano vittime del messaggio unidirezionale di radio e tv si siano percepiti, visto che la possibilità data da Internet di dire la propria, spesso, può cambiare le cose.

Comprendere di essere un potenziale creatore del messaggio e non più la vittima non è facile per molti, perché l'imprinting è stato quello di subire il messaggio fin da piccoli. Ma le nuove generazioni (dette "generazione Y" o "nativi digitali") hanno un approccio totalmente diverso.
Manipolano infatti il mezzo come se lo avessero sempre conosciuto e creano una comunicazione paritaria con i brand e le aziende non essendo così più vittime e ristrutturano (molto lentamente) il rapporto con le grandi marche che a loro volta hanno abbassato la guardia e cominciato a comunicare e a cercare feedback.

Ma per molte aziende non è facile lanciarsi in un mondo ignorato fino al giorno prima.

Da qui nasce l'idea del social media marketing con il blog dedicato a questa materia.

L'idea iniziale era quella di coinvolgere le aziende in un processo che dalla comunicazione (non più unidirezionale) entrasse nelle dinamiche lavorative fino a stravolgerle.
Fare cioè della trasparenza, grazie ai social media, il fiore all'occhiello della propria comunicazione, cambiando anche quelle dinamiche di segretezza e mistificazione che hanno portato molti consumatori a boicottare determinate marche.

Ovviamente pretendere un cambiamento del genere è quasi utopico ma la goccia d'acqua è capace di scavare grandi buche se scende con cadenza regolare.

Per questo gli strumenti si sono affinati e sono nate metodologie di monitoraggio per comprendere ciò che si dice attorno alle marche e ai prodotti per raddrizzare il tiro ed avviare il cambiamento.

Lo sviluppo del web sociale è stato determinante per compiere questo cambiamento. Infatti piattaforme come Facebook, Twitter e Friendfeed, unite alla ricerca su Google ed altri motori, hanno dato la possibilità di comprendere veramente cosa cercano e vogliono i consumatori.

E ciò che cercano è indubbiamente un trattamento paritario ed una chiarezza che, dove non è possibile, può essere declinata sui vari social network con profili ad hoc, fatti per assistere il consumatore e renderlo partecipe di scelte che prima si facevano a porte chiuse.

Dal lato Business la vera novità è stata la dovuta riconsiderazione del consumantore/cittadino.

Oggi, infatti, non è più possibile pensare ad una strategia ed ad un prodotto senza considerare quale buzz produrranno sul web. E questo, a mio avviso, è già un dato confortante se pensiamo agli inganni di determinate aziende compiuti con l'appoggio della pubblicità televisiva, utile a creare messaggi positivi per prodotti la cui negatività era sotto gli occhi di tutti.

Se oggi un prodotto è negativo la sua fine è l'inizio. Non si può più pensare di non essere sul Web, ed una volta sopra è necessario fare in modo che tutto ciò che abbiamo creato per il consumatore sia perfetto, in modo tale da non avere ritorsioni.

Penso sia una grande vittoria, per la comunicazione, i consumatori ed anche le aziende.

La socialità del mezzo inoltre fa riscoprire lati prima tenuti in cantina. Migliorano le relazioni con le persone e si procede a piccoli passi verso l'ottenimento di una società migliore dove tutti possono convivere serenamente senza essere vittime o schiavi.

Molti penseranno: "Cosa c'entra tutto questo con una consulenza sul social media marketing?"

Beh, questo era il preambolo, fondamentale, per avere coscienza di cosa si dovrà fare se si vuole promuovere la propria azienda sul web.

E' un po' come vivere sapendo da chi discendiamo. Ci dà la consapevolezza delle nostre azioni future (anche se per molti questo non accade :P).

E' di questo che mi occupo. Mi piace offrire il mio contributo per migliorare il rapporto tra le aziende ed i consumatori utilizzando una comunicazione adatta alle esigenze di entrambi. Diretta e pulita.

A chi pensa che sia inutile, l'invito è quello di sentirci tra 5 anni.

Vieni a trovarmi su http://www.socialmediamarketing.it

I migliori cartoni non erano su Bim Bum Bam

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In questi giorni è esplosa la moda del profilo con foto del cartoon preferito grazie alla campagna atta al sostegno dei diritti dell'infanzia (se volete saperne di più leggete qui).

La breve e neanche tanto geniale riflessione che mi è sorta spontanea, vedendo i miei contatti, è stata che molti dei cartoni animati nelle foto dei profili non andavano in onda su Bim Bum Bam e Italia 1 (che deteneva in pratica il monopolio) ma su reti private minori che trasmettevano cartoni animati meno politically correct come, Ransie la strega, Lamù, Devilman etc.

Galaxy Express 991 era tra i miei preferiti ad esempio




Sul perché determinati cartoni non siano mai stati trasmessi su Italia 1 ho le mie tesi (ovvie per chi mi conosce :D).

Ringraziamo quindi il pluralismo televisivo, seppur di reti televisive nascoste nell'etere e neanche così scontato, se abbiamo potuto condividere una moltitudine di cartoni animati differenti e fortunatamente, non tutti smielati come quelli di Bim Bum Bam :D

Un altro dato interessante, dal punto di vista più sociologico, è stato notare come un network fatto di ecosistemi separati tra loro (gruppi o grappoli di amici) si sia trasformato in un tutt'uno data la trasversalità di questo messaggio.

Segno che quando si toccano determinati tasti emozionali soprattutto legati all'infanzia, durante la quale l'universo simbolico è pressoché legato ai cartoni animati e poca altra roba, la viralità del messaggio non ha medicina che tenga.

Happy Meal vietato a San Francisco, a meno che...

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Avere avuto la fortuna di vedere San Francisco, ed essere entrato nei ristoranti che espongono il "disclaimer" sulla potenziale cancerogenità (si scrive così?) degli alimenti mi ha fatto sentire vero e proprio cittadino del mondo (visto che ultimamente non mi piace sentirmi cittadino del mio paese).

San Francisco, da anni, è impegnato in tutte quelle forme di possibile rinascita civile dovute alla lotta contro i rifiuti (cfr. Strategia Rifiuti Zero) ed alla lotta contro il cancro (tanto che il sindaco di San Francisco, non molto tempo fa ha scritto al sindaco di Parma per invitarlo a bloccare la costruzione di un nuovo inceneritore).

La battaglia prosegue contro l'obesità.

Il Mc Dondald's è croce e delizia degli americani, purtroppo anche di molti europei, e la sua strategia comunicativa atta al cambiamento delle abitudini della famiglia, oltre ad essere sotto gli occhi di tutti, è stata anche motivo di studio.

L'Happy Meal associa ormai da anni l'dea del cibo "spazzatura" a quella dei giocattoli gratis e del divertimento, ma il comune si San Francisco con una legge impedirà ai ristoranti fast-food di regalare giocattoli ai bambini.

Il tutto a meno che i loro pasti non contengano frutta, verdura, bevande sane e meno di 600 calorie. Scopo della legge è combattere l’obesità infantile nel Paese più grasso della terra. La paura è che i bambini associno determinati giochi con il cibo spazzatura.

Numerose sono le critiche da parte di chi sostiene che la città stia diventando troppo libertina, si concentri troppo poco su chi fuma qualsiasi cosa per strada e troppo sui divieti alimentari e le multe per chi non fa bene la raccolta differenziata.

Ma non mi sembra che nei paesi conservatori utilizzo di fumo e microcriminalità siano così differenti o ridotti.

Raphael Rossi, un cittadino al di sopra di ogni sospetto. Una firma per sostenerlo.

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Ricordate il ragazzo di Report che per non far comprare un mezzo inutile senza gara (un pressoestrusore che serve a separare umido e secco dal costo di 2,4 milioni diventanti poi 4 a carico dei contribuenti) ha rifiutato una tangente ed è stato estromesso dall' AMIAT, la società in cui lavorava ed era vicepresidente?

Raphael Rossi è stato dimenticato dal Comune di Torino e nessuno gli paga le spese legali nella causa intentata contro le persone che hanno provato a corromperlo (la prima udienza è fissata il 13 Dicembre).

Il Comune non lo ha ringraziato (nonostante gli abbia fatto risparmiare un bel po' di quattrini) e Rifondazione Comunista, lo stesso partito che lo aveva indicato per quel lavoro, non ha mosso un dito.

Il Fatto Quotidiano sta lanciando una campagna per fare in modo che il Comune di Torino

  • si costituisca parte civile al processo,
  • sostenga le spese legali che Rossi deve anticipare,
  • lo ringrazi pubblicamente per il suo operato.
Perché è necessario sostenerlo e firmare? Perché anche noi come cittadini potremmo trovarci in situazioni del genere, e sapere che nessuno ci sostiene può solo allentare le maglie della nostra coscienza facendoci cadere nel girone del "così fan tutti".

Le Istituzioni hanno l'obbligo morale di sostenere cittadini degni di questo nome che con il loro lavoro onesto fanno il bene della comunità (facendogli risparmiare 4 milioni di euro per un macchinario inutile comprato solo per favorire amici di amici).

Se vogliamo che il nostro paese e la società in cui viviamo cambino, firmare per dare un sostegno a Raphael Rossi è il minimo che possiamo fare.

Un piccolo passo fatto da te verso un paese più giusto è un grande passo se fatto da tutti.

Quindi FIRMIAMO, FIRMIAMO, FIRMIAMO!

Ecco il servizio di Report per che non l'avesse visto



Alfredo Milioni, un panino lungo sei km

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Ve lo ricordate Alfredo Milioni? Quello che non era stato fatto entrare dai Radicali...

Dopo aver disposto l'acquisizione dei tabulati telefonici, i pm perugini scoprono che tra le 11,40 e le 12,30 del 27 febbraio il telefonino di Milioni 'disegna un percorso che lo porta fino a verso la via di Pineta Sacchetti


Fonte

Le vite degli altri

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Povertà, scene di vita quotidiana ed un pizzico di pruriginoso fotografati dalla Google Car in Brasile. Presto anche le emozioni.





























Il cardinal Fregnese

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Di Giulia Farnese, giovanissima amante di papa Borgia, si parlava ovunque.
Fu grazie a lei se suo fratello Alessandro venne fatto cardinale.

Lutero incluse questo mercato nel suo pamphlet scrivendo:
"Papa Paolo III aveva una sorella che prima di diventare papa dette al papa per amante, guadagnandosi così la nomina a cardinale."

Anche Antonio Soriano, ambasciatore di Vnenzia a Roma, seppe della cosa e
ne scrisse al suo governo:"La sua promozione al cardinalato non fu molto onesta, essendo proceduta per causa oscena; cioè dall'amore e dalla familiarità che aveva papa Alessandro vi con la signora Giulia sua sorella; dal che nacque che per lungo tempo fu chiamato il cardinal Fregnese.

I segreti di Roma, Corrado Augias, pag.30

Berlusconi voleva comprare anche me.

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Prima mi ha offerto Bim Bum Bam, poi il Drive In, poi un pacchetto di telefilm per adolescenti con in testa Dawson's Creek.

Poi è passato a Dottor House.

Ma ho spento la TV.

E menomale che non tifo Milan.

Il “divo Giulio” si attivò per il bancarottiere NELLA SENTENZA DI PALERMO È DESCRITTO IL SUO IMPEGNO PER DIFENDERE MICHELE SINDONA

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di Gian Carlo Caselli* su http://www.ilfattoquotidiano.it/

L’elenco delle vittime della violenza mafiosa è purtroppo infinito.Spesso ci siamo detti che se hanno dovuto morire è anche perché lo Stato, anche noi, non siamo stati sino in fondo quel che avremmo dovuto essere. Loro hanno visto la sopraffazione, la
ricchezza facile e ingiusta, la compravendita della democrazia, lo scialo di morte e violenza, il mercato delle istituzioni.

E non si sono voltati dall’altra parte. Hanno cercato la giustizia. Per questo sono morti. Noi, invece, troppe volte abbiamo subito e praticato, invece di spezzarlo, il giogo delle mediazioni e degli accomodamenti. Non ci siamo scandalizzati abbastanza
dell’ingiustizia. Non siamo stati abbastanza “vivi”. E queste cose ce le ripetiamo sperando che sempre meno soli siano lasciati coloro che si ostinano a fare il proprio dovere e non diventino - restando isolati - un più facile bersaglio per la riminalità mafiosa.

Parole al vento, inutili e vuote, se Giulio Andreotti, un signore che è stato 7 volte presidente del Consiglio e 22 volte ministro, osa dire che Giorgio Ambrosoli è stato ucciso perché “se l’andava cercando”. Fa rabbrividire il cinismo con cui si pensa di poter liquidare un modello morale e civile di onestà, oggi universalmente riconosciuto, come Ambrosoli.

Ma il cinismo di Andreotti, per quanto spietato, non spiega tutto. Una luce sinistra sulle parole dello “statista” la proietta la sentenza del Tribunale di Palermo che lo assolse dall’imputazione di associazione con la mafia siciliana (attenzione:
la sentenza sarà poi riformata in appello, dove verrà dimostrata – fino al 1980 – la sussistenza del reato, commesso ma prescritto, e questa pronunzia sarà poi confermata in Cassazione; ma in primo grado la sentenza fu di assoluzione, per ciò stesso emessa da giudici tecnicamente catalogabili tra quelli meno sgraditi all’imputato).

Ebbene, esaminando la vicenda di Michele Sindona, bancarottiere legato alla mafia siciliana, condannato come mandante dell’omicidio Ambrosoli, il Tribunale
di Palermo scrive che Andreotti destinò a Sindona “un continuativo interessamento proprio in un periodo in cui egli ricopriva importantissime cariche governative”.

Fu “attivo” il suo “impegno per agevolare la soluzione dei problemi di ordine economico-finanziario e di ordine giudiziario” di Sindona e per avvantaggiarlo nel “disegno di sottrarsi alle conseguenze delle proprie condotte”.

Se “gli interessi di Sindona non prevalsero ciò dipese, in larga misura, dal senso del dovere, dall’onestà e dal coraggio dell’avvocato Giorgio Ambrosoli, il quale fu
ucciso, su mandato di Sindona, proprio a causa della sua ferma opposizione ai rogetti di salvataggio.

ARMADI DELLA REPUBBLICA elaborati dall’entourage del finanziere siciliano, a favore dei quali, invece, si mobilitarono il senatore Andreotti, taluni esponenti politici, ambienti mafiosi e rappresentanti della loggia massonica P2”.

Andreotti “anche nel periodo in cui rivestiva le cariche di ministro e di presidente del Consiglio si adoperò in favore di Sindona, nei cui confronti l’autorità giudiziaria italiana aveva emesso fin dal 24 ottobre 1974 un ordine di cattura per bancarotta fraudolenta”.

“Il significato essenziale dell’intervento spiegato dal senatore Andreotti (anche se non le specifiche modalità di esso) era conosciuto dai referenti mafiosi del Sindona”.
Dunque, il cinismo di oggi – in Andreotti – si intreccia inestricabilmente con l’antica “benvolenza” verso Sindona, mentre Ambrosoli (probo rappresentante
di un pubblico interesse al risanamento di una situazione degenerata) era costretto - sempre più isolato - a fare i conti con un losco sistema di connivenze, trame e protezioni.

Certo è che se il “divo Giulio” non esita a sostenere che Ambrosoli “se l’andava cercando” (biascicando fuori di un “f ra i n t e n d i m e n t o ”!), diventa sempre più difficile affrontare un tema ancora oggi di decisiva importanza, vale a dire
pretendere che siano cancellati dalla politica e dall’amministrazione tutti coloro che continuano a intrattenere proficui rapporti, d’affari o di scambio, con l’ambiente e con l’entourage mafioso.

Le cronache offrono - di questo opaco mondo - uno spaccato tutt’ora sconvolgente. Che ci siano ancora personaggi del mondo “legale” (talora con responsabilità istituzionali di rilievo), disposti a trescare e trattare con mafiosi e/o paramafiosi come se niente fosse, con assoluta “normalità”, è una vergogna che dovrebbe far rizzare i capelli a tutti.

Invece chi viene colto con le mani nel sacco può sempre sperare nella solidarietà
dei suoi capi cordata, sia locali che nazionali, mentre quelli che si indignano sono sempre di meno, e ancor meno saranno quando ascolteranno le parole di Andreotti su Ambrosoli. Ma così ci ritroveremo sempre da capo: a piangere l’ennesimo morto e
insieme la nostra democrazia gravemente storpiata ed incompiuta.

Per fortuna ci aiutano a resistere molti documentari della “Storia siamo noi” di Giovanni Minoli, come quello (dedicato appunto alla vita e alla morte di Giorgio Ambrosoli) che risulta “impreziosito ” dalle incredibili parole di Andreotti. Anche se è difficile capire perché mai trasmissioni di questa qualità (che certamente la fame di notizie della gente premierebbe con ottimi ascolti) siano relegate a tarda
notte.

Ma forse è persino troppo facile capirlo...

*Procuratore capo a Torino

Resistentemente

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ResistenteMente è il primo festival degli autori indipendenti che si terrà a Roccasecca il 10/11/12 settembre.

Resistentemente oltre ad essere un festival ed un evento al quale non bisogna mancare è anche un'opportunità. Un'opportunità per gli amanti del cinema e della produzione documentaristica ma anche per gli amanti della cultura, una cultura sempre più latitante nel nostro territorio, la Ciociaria.

Fortemente voluto da Paolo Maselli con l'aiuto di Anna Maria Tedeschi, del Comune di Roccasecca e delle varie associazioni del territorio, Resistentemente porterà da noi artisti ed esperti di antimafia come Silvia Scola, Giulio Cavalli, Ernesto Bisanti, Francesca Forno, Raffaella Cosentino, Massimiliano Farraina, Daniela Gambino, Alberto Castiglione, Pino Maniaci.

Oltre a questi potrete trovare altri autori, esperti ed artisti nel programma del festival.

Parlo di Resistentemente su questo blog perché trovo importanti queste iniziative in territori come i nostri. Si parlerà di Mafia e resistenza a tutto tondo.

Mafie di ogni tipo ci stanno invandendo, dalle costruzioni allo scarico di materiali contaminati fino ad arrivare ai comportamenti delle persone.

Infatti, il primo passo per dire no alle mafie è documentarsi, parlare e documentare. Tendenza che si sta perdendo in tutta Italia grazie a 16 anni di imbarbarimento politico/mediatico e di profondi cambiamenti nelle radici di quella che chiamiamo democrazia ma che di poteri al popolo ne dà ben pochi.

Questo Festival è un'opportunità per tutti anche dal punto di vista economico-sociale, per creare nuove tipologie occupazionali e nuove specializzazioni.

Le bellezze archeologiche vanno riscoperte e conosciute; le bontà culinarie vanno assaggiate ed amate; i saperi musicali e culturali, da Gazzelloni a Tommaso D'Aquino vanno condivisi ed esportati.

Invito quindi tutti, giovani soprattutto, a parteciapre al Festival Resistentemente, perché è necessario creare un'opinione forte per esseri pronti alle future sfide che gli amanti della morte culturale vogliono lanciarci.

Invito anche chi non crede a questo Festival, per discutere dal vivo, per scambiarsi idee su come migliorare il nostro territorio, per far sì che dal confronto possa nascere del buono per il paese in cui viviamo.

http://www.festivalinternazionaleautoriindipendenti.com/

ResistenteMente su Facebook

Stefano Montanari scrive a Beppe Grillo

4 commenti:
Sulla questione del microscopio tolto a Montanari vi invito ad informarvi sul suo sito ed altrove visto che ci sono voci contrastanti.

Su chi sia in realtà Beppe Grillo e da chi sia guidato informarsi è difficile ma da questa lettera si possono capire molte cose.

Caro Beppe,

Io, forse come te, non leggo il tuo blog, ma stavolta sono stato sollecitato a farlo da qualche decina di mail e da diverse telefonate, non poche di ormai ex-grillini (uno mi ha appena fatto visita).

Per motivi che in parte mi sfuggono, chi ti gestisce ha dato spazio al preside della facoltà di Scienze dell’Università di Urbino, il beneficiato del lavoro di raccolta fondi per l’acquisto del microscopio, e questo ha approfittato dell’occasione per esprimere enormità talmente ingenue da lasciare allibiti.

Naturalmente non ho letto i commenti, e questo ad eccezione di uno che mi è stato segnalato da più fonti. Senza citare l’autore, peraltro a noi due ben noto, anche lì si affermano sciocchezze come quella, tra le diverse altre, che io ti avrei contattato per raccontarti che le multinazionali degli alimenti ci volevano sottrarre il microscopio. Questo quando tu sai bene che non solo la storia delle multinazionali fu una creazione tua ma fosti tu a contattarmi oltre un anno prima tramite Marco Morosini, il ricercatore italiano che lavora al Politecnico di Zurigo. Ma le esternazioni di questo personaggio sono irrilevanti e da accettare con pazienza per la sua a noi due nota tendenza a mentire, cambiando addirittura versione ogni volta che torni comodo farlo.

Ricordando a te e a chi ti segue alcuni passaggi della nostra non troppo felice storia comune, non credo potrai sostenere che la vicenda del microscopio non ti sia servita per costruirti una sorta di aureola di mecenate delle scienze, e tutto senza altro costo se non l’aver devoluto l’incasso, detratte tutte le spese, di due ore di spettacolo a Modena. Di fatto il lavoro pesante lo feci io, sobbarcandomi duecento e passa conferenze su e giù per l’Italia, il tutto a mie spese, al solo scopo di raccattare denaro finito poi, per esclusiva ingenuità mia, alla Onlus Bortolani che, al di là di non aver fatto pressoché nulla, mai mi ha mostrato i conti e ora si è resa protagonista di ciò che sai.

Ma questo ci può anche stare: tu sei un uomo di spettacolo e ti promuovi così. Dopotutto, se le cose fossero filate lisce, la cosa sarebbe stata più che meritoria da parte tua perché una promozione come quella è infinitamente più civile di molte altre.

A questo punto, però, si aprono scenari a dir poco strani.

Sempre per promuovere il tuo personaggio, tu monti una sorta di partito e la mia, peraltro fugace, entrata in politica dava fastidio al tuo progetto. Sia detto che io non mi ero reso conto del fatto, ma anche se ne fossi stato cosciente la cosa non mi avrebbe toccato, stando il fatto che io non chiedo il permesso a nessuno per fare ciò che decido di fare.

Forse a causa di questo, ma forse no, nell’estate del 2008 mi fai arrivare una raccomandata da tuo nipote, l’avvocato Maurizio Grillo, con la quale mi diffidi dal raccogliere fondi per sostentare la ricerca sulla nanopatologie, raccolta che era stata iniziata da un gruppo di grillini fiorentini. Nessun fondamento giuridico per la tua azione, è evidente, ma i grillini bloccarono seduta stante la raccolta. Perché quella lettera? Forse una spiegazione non sarà inopportuna.

Una cosa che venni a sapere solo molto tempo dopo è che almeno dal marzo 2008 tu stavi maneggiando con la Onlus Bortolani per togliermi il microscopio. Tu non avevi alcuna voce in capitolo su quell’apparecchio, ma un nome “prestigioso” come il tuo, almeno a certi livelli, era funzionale all’impresa. Io ignoro se tu ti rendessi conto dell’operazione alla quale ti stavi prestando, ma, conoscendo chi te l’aveva sollecitata, so che non avevi nessuna voglia di mandare al diavolo il personaggio. Comunque sia, faceste tutto per una quindicina abbondante di mesi rigorosamente sottacqua come si fa quando non si può essere fieri di ciò che si fa. Perché non mi avete detto niente? Anche qui una spiegazione potrebbe chiarire le cose.

Stranamente, poi, nessuno, men che meno tu, venne mai a vedere il laboratorio né s’interessò in qualsiasi modo delle nostre ricerche, magari chiedendoci ragguagli e, dunque, resta misterioso come abbiate poi potuto asserire che da noi non si lavorava. Il perché, poi, non si sarebbe dovuto lavorare rientra nella comicità dell’assurdo e, allora, si varcano confini che non mi appartengono.

Quando io venni a sapere tramite una raccomandata della signora Bortolani, che non sentivo da quasi un paio d’anni, che il microscopio era stato “donato” ad Urbino e si tirò in ballo anche te, provai più volte a chiamarti ma tu evitasti sempre di alzare il telefono. Mail e lettere subirono sorte analoga. Anche i miei tentativi di scrivere sul tuo blog andarono regolarmente a vuoto per la ferrea censura (il bavaglio che condannavi strepitando) che chi gestisce lo spazio Internet con il tuo nome impone. Insomma, un muro di gomma invalicabile.

Ora non mi resta che ripetere per l’ennesima volta l’invito che ti rivolgo dal giugno 2009, quando venni a sapere della “donazione”: confrontati pubblicamente con me. Lo so che ti è difficile e non credere che non capisca la tua posizione: forse ti hanno incastrato, tu non sai che cosa dire e, in aggiunta, non hai il coraggio di affrontare un faccia a faccia che sarebbe altro che gridare monologhi in un palasport. Ma, parafrasando Don Abbondio, se uno il coraggio non ce l’ha, mica glie lo può dare l’arcivescovo.

Sia come sia, tutta questa farsa tragica allestita ai miei danni e, soprattutto, ai danni di chi beneficiava delle nostre ricerche, e non si tratta di poca gente, ha una rilevanza scarsissima e serve solo per trastullare qualche donnetta e qualche ragazzotto . Ora siamo impossibilitati ad usare quel microscopio, esattamente come si voleva per gl’interessi che magari non sai nemmeno di difendere, ma nonostante tutte le angherie che siamo costretti a subire, noi non ci siamo fermati e continueremo a lavorare. Come sempre, anche gli esseri che ci fanno vergognare di appartenere al genere umano godranno dei benefici che continueranno ad arrivare dal nostro lavoro. E anche tu, se avrai bisogno, perché può capitare, sappi che da noi non ci saranno difficoltà.

Saluti,

Stefano Montanari

Domani al museo col telecomando

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Lo sciopero del telecomando domani è in molte città d'Italia.

Tutti gli scioperanti possono presentarsi col telecomando nei musei convenzionati ed ottenere uno sconto :P.



Ecco la lista dei musei convenzionati:

PRESENTANDO IL TELECOMANDO IN MANO....CONVENZIONI, NEI SEGUENTI LUOGHI - IN CONTINUO AGGIORNAMENTO

http://www.esterni.org/esterni/adesioni/

ADESIONI

MILANO
-Teatro Nuovo
-Aquario Civico
-Planetario di Milano "Ulrico Hoepli"
-Zelig Cabaret
-Museo di storia naturale
-Fondazione Stelline
-Museo del Cinema - Fondazione Cineteca
-Teatro Cinque
-Teatro Out Off- Freeskymusic
-Maria Mesch

VENEZIA
Collezione Peggy Guggenheim

ROMA
Casa di Goethe

Circuito museale romano
Biglietto ridotto presentando il telecomando
www.museiincomuneroma.it

Elenco musei aderenti:

Casa di Goethe
Musei Capitolini
Piazza del Campidoglio
Museo dell'Ara Pacis
Museo Baracco
Museo civiltà Romana
Museo delle Mura
Villa di Massenzio
Museo di Roma
Museo Napoleonico
MACRO
Museo Carlo Bilotti Aranciera di Villa Borghese
Museo Pietro Canonica
Museo di Roma in Trastevere
Musei Villa Torlonia
PLanetario
Museo Civico di Zoologia
Galleria d'Arte Tagliarte

NAPOLI
-Teatro San Carlo

PALERMO, con la collaborazione di CLAC - centro laboratorio
arti contemporanee -

ENTI
-Galleria d'Arte Moderna
-Museo delle Marionette

-Tour de Forst – sabato 26 – dalle ore 19.00
Motel Connection
Frankie Hi nrg Mc
Zen Circus
Venus in drops
Lalla into the garden
Out South
Piazza Castelnuovo - Sconto al gazebo della Forst

-Casa delle Culture – sabato 26 – a pranzo
via Danisinni – Sconto sul pranzo multicultural


-Serata Conclusiva NO TV al PLAIT MARE lungomare Cristoforo Colombo all'Addaura dalle 19.30.

Aperitivo e Concerto sul mare con
Q jazz trio
chill out and relax, easy listening tra i classici swing and jazz
con Kristian Cipolla - voce,
Eugenio Defortis - piano
Diego Tarantino - basso.
Bicchiere di vino Maurigi gratuito ai primi 50 telecomandi!


VERONA
-Photofarm - Scuola di fotografia

RAVENNA
-A casa di Pino b

Celiachiamo.com è in Via Giulio Venticinque n° 32

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Ho amici Celiaci e non lo so? Beh, se passate per Roma e cercate un negozio ben fornito, l'amico Fabiano si ingrandisce e passa in via Giulio Venticinque N° 32.


A quanto pare in Italia ci sono sempre più Celiaci, ed in una città come Roma è importante avere un negozio di fiducia con un persona sempre disponibile e preparata. :P


Qui di seguito il comunicato stampa:


Sabato 19 Giugno aprirà a Roma il primo mini market senza glutine della Regione Lazio.

Un intero punto vendita dedicato esclusivamente all'alimentazione senza glutine.

Pane, pizza, dolci, biscotti, surgelati, ecc: prodotti mutuabili acquistabili tramite ricetta (il negozio è convenzionato con tutte le ASL regionali)
ed una sempre più nutrita selezione degli alimenti presenti nelProntuario AIC.
Il negozio si chiama Celiachiamo.com e si trova di fronte all'uscita della metropolitana Cipro (linea A), in Via Giulio Venticinque n° 32.
Oltre ai sempre presenti prodotti freschi ed artigianali per la prima volta un market riuscirà a fornire settimanalmente il pane fresco artigianale garantito senza glutine, in quanto realizzato espresso in un laboratorio notificato al Ministero della Salute.
Tutti i Giovedì dalle ore 17:30 sarà disponibile il pane da consumare rigorosamente in giornata.
Sabato 19 Celiachiamo.com in occasione dell'inaugurazione effettuerà dalle ore 12 in poi una degustazione di molti prodotti senza glutine freschi, compreso il pane appena sfornato.
Per ulteriori informazioni:
Celiachiamo.com
Via Giulio Venticinque 32
00136 Roma
Tel: 06/64521776
www.celiachiamo.com

L'associazione Bici Roma chiede di non partecipare alla giornata della bicicletta del 9 maggio indetta dalla Prestigiacomo - Condividete!

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Ecco le motivazioni:

Cari BiciRomani,
come probabilmente saprete, il Ministero dell’Ambiente ha indetto la giornata nazionale della Bicicletta per domenica 9. Pur reputandola una buona iniziativa, il sospetto che sia l’ennesima presa in giro attuata nei confronti di noi ciclisti romani è sinceramente forte. Pur non essendo mia abitudine chiedere queste cose trattandosi di Istituzioni pubbliche vi invito a non aderire a questa farsa mascherata da buone intenzioni.

Le motivazioni, che conoscete bene, per cui non si dovrebbe partecipare sono diverse, molte delle quali sono riportate nel comunicato stampa del 27/04 che vi riportiamo di seguito(dopo del quale riprende la newsletter):

BiciRoma, movimento ciclistico romano con oltre 5.000 aderenti, denuncia:

- come l’Assessore De Lillo abbia da un mese portato in giunta il Piano Quadro della Ciclabilità, ma si sia ben guardato dal presentarlo alle associazioni ciclistiche che erano invece state interpellate in passato per la stesura del piano stesso. Dall’approvazione del piano scattano i 120 gg entro i quali fare osservazioni prima che il piano venga approvato dal Consiglio Comunale come recita la delibera approvata il 24/03/2010.

- Come tutte le associazioni ciclistiche avessero avuto rassicurazioni sulla visione e consegna del piano, appena fosse stato approvato, durante il tavolo tecnico presso l’Assessorato al quale ha presenziato sempre il capo segreteria dell’Assessore.

- Come ad oggi in tema di sicurezza il suddetto tavolo tecnico istituito dopo la morte della giovane ciclista su Via dei Fori Imperiali, in Ottobre, non ha prodotto nulla di apprezzabile. Abbiamo invece riscontrato altri tragici incidenti come un ciclista investito ed ucciso Lunedì 5 Aprile, un altro investito in Via Luisa di Savoia ( dietro Piazza del Popolo) domenica scorsa (25/04) oltre ai tanti che hanno subito incidenti per il cattivo stato delle poche piste ciclabili esistenti.

- BiciRoma indica come simbolo dell’incapacità dell’assessore De Lillo nel risolvere le problematiche della ciclabilità il ponte sul fosso dell’Acqua Traversa chiuso da oltre 16 mesi e per il quale ad oggi non esiste data di inizio lavori ne di riapertura.

- Come la banchina del Tevere avrebbe dovuto essere resa liscia entro Aprile ed invece ad oggi, risalendo da Marconi si è fermi a Ponte Sublicio e non c’è alcun cantiere in avvio per il completamento dell’opera.

- Come la volontà di realizzare con un fondo non adeguato alle bici stradali, il futuro collegamento sino al litorale precludendone il transito e lasciando questa utenza alle arterie trafficate, limitando la frequentazione della nuova tratta e di conseguenza la sicurezza.

- Come il bike sharing romano sia inaffidabile a causa di un sistema obsoleto ed inadeguato insieme ad alcune scelte logistiche che rasentano il ridicolo come una stazione di ostia posta in una piazza in cui vige il divieto di transito alle biciclette.

- Come sulle piste ciclabili sia totalmente mancante una serio servizio di vigilanza e che alcune aree siano abbandonate nel degrado e nella pericolosità a causa degli insediamenti abusivi e delle conseguenze che ne derivano. Anche in questo caso neanche la perdita di vite umane (come gli omicidi Moriccioli e Reggiani) ha svegliato la coscienza dei nostri amministratori.

- BiciRoma apprende delle nuove modifiche con le quali si intende rendere obbligatorio casco e bretelle catarifrangenti, ma non si è saputo più nulla dell’eliminazione della norma decurta punti patente per i ciclisti oltre che di inasprimenti, richiesti da BiciRoma, delle pene nei confronti di chi con veicoli motorizzati a due o quattro ruote percorre le corsie ciclabili.

- BiciRoma segnala inoltre come il Comune di Roma non abbia ancora dato il patrocinio e le autorizzazioni alla manifestazione BiciRoma 2010 (VI edizione), che nel 2008 ha visto 1000 ciclisti girare per Roma con l’auto ad energia solare più importante del mondo, e nel 2009 1.500 abbinarsi al Giro d’Italia.

- BiciRoma infine denuncia come neanche alla conferenza odierna sia sta invita l’associazione romana maggiormente rappresentativa e probabilmente come realtà locale la più rappresentativa d’Italia.

Sul comportamento così disdicevole di un rappresentante delle Istituzioni quale è un Assessore della capitale d’Italia non possiamo che chiedere l’intervento del Sindaco Alemanno.

Il Comune di Roma aderisce all’iniziativa ciclistica, ma sul sito Istituzionale non vi è traccia. Scopriamo che invece le 1000 miglia Automobilistica, (contro la quale ovviamente non abbiamo nulla) è ben riportata testimoniando come le Istituzioni si ancorino ai fasti del passato invece di costruire le manifestazioni per avviare oggi un cambiamento che ci dia un futuro migliore.

Alla conferenza di presentazione le associazioni ciclistiche romane non solo non sono state invitate, ma addirittura l’organizzazione della giornata è stata affidata ad una società costituita appositamente che non dispone neanche di un sito web accessibile. Altro bell’esempio di gestione della cosa pubblica.

BiciRoma nasce e vive per migliorare la mobilità ciclistica di Roma e vedere la nostra città sfruttata da chi viene qui solo per utilizzarla come vetrina propagandistica politica o commerciale senza fare nulla per la nostra città e per noi cittadini non avrà il nostro appoggio.

Dispiace che l’Assessore De Lillo anziché presentare il piano quadro della ciclabilità alla nostra manifestazione annuale e ai cittadini romani preferisca un pò di audience in più. Piano quadro disponibile sul nostro sito in formato pdf (lo trovate nella home page).

BiciRoma pur non aderendo all’iniziativa domenica andrà a sentire la conferenza di presentazione del piano (alla quale nessuna associazione è stata invitata) che dovrebbe svolgersi in Campidoglio. Alle 10.30 saremo a P.za del Popolo dove vi diamo appuntamento per andare insieme al Campidoglio a sentire le Istituzioni e (se avremo l’opportunità) per chiedere spiegazioni sulle promesse non mantenute e sullo stato di abbandono in cui versa la ciclabilità.

Come sapete BiciRoma alla protesta preferisce la proposta, ma essere un nutrito gruppo in questa occasione davanti ad Istituzioni e giornalisti può essere importante.

Vi invitiamo, per avere un idea di quanti saremo, a registrarvi nella Vostra area personale nella sezione Eventi.

Essere in tanti potrà tornare utile anche per il nostro appuntamento annuale, per ottenere prima i permessi del nostro evento che anche quest’anno, a meno di un mese dall’appuntamento (e dopo mesi dalla richiesta), ancora deve essere patrocinato ed autorizzato dal Comune di Roma.

Quest’anno ci dovremmo abbinare oltre che all’Olanda anche ad un importantissimo organismo internazionale umanitario che però rischia di abbandonarci a causa della mancanza dei permessi. Bella figura ci sta facendo il Comune di Roma.

Vi rinnoviamo la richiesta di collaborazione per migliorare la mobilità ciclistica romana. BiciRoma è a vostra disposizione e, nei limiti delle sue opportunità, sta facendo il possibile per mantenere alta l’attenzione sul tema a noi caro ed ottenere l’incremento delle infrastrutture ciclabili.

Il primo Maggio è finito

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C'è gente che continua e continuerà a morire sul lavoro, gente che accetterà contratti farlocchi e gente che si piegherà a tutto pur di lavorare.

Siamo arrivati a tanto perché siamo un popolo poco istruito e poco informato.

Istruzione e informazione vanno di pari passo, quindi dobbiamo lottare per ottenerle, per vivere in una società migliore dove i diritti siano rispettati.

Perché nessuno ci può prendere per il culo con slogan, promesse non mantenute e frasi demagogiche.

"Conservare il controllo di ciò che vediamo, conservare il controllo di ciò che sentiamo, verificare se sotto l'aspetto invitante di un'esca non sia nascosto un amo. Sconfiggere il nemico è guardarsi dentro, cercare il proprio centro e dargli vita come a un fuoco quasi spento, renderlo vivo
e dargli movimento"

Perché l'earth day è una gran cagata

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L'earth day significa giornata della terra o altro?

No perché ho visto un megaspottone scandaloso per il National Geographic e si è parlato veramente poco del rispetto per l'ambiente, anche se l'AMA era ben presente con i suoi stand pubblicitari anzi propagandistici visto che poi, a conti fatti, non fanno neanche il 5% di quello che dicono.

I ragazzi poi, questa nuova generazione dei miei coglioni, vengono al concerto bevono e mangiano e gettano tutto per terra. Ma che cazzo.
In più di 10 anni di concerti non ho mai lasciato un pezzo di carta per terra, cosa ci vuole a tenere una bottiglia in mano o metterla in borsa?

Senza contare che (e chissà quanti di loro hanno letto i libri di Saviano) per tutta la sera hanno foraggiato i venditori ambulanti dal forte accento napoletano (mi chiedo chi ce li metta lì sempre straorganizzati). Questi rompiballe, oltre a non poter stare lì, usavano anche un generatore a benzina per tenere accesa una lampadina. Ognuno una lampadina ed un generatore...

La lampadina non era necessaria data una visibilità non scarsissima e questi generatori intossicavano l'aria (all'earth day, ve lo ricordo) così, prima una mia amica e poi io, ci siamo rivolti a loro, alla protezione civile e ai carabinieri (agli ultimi due più volte senza ottenere nulla).

Un carabiniere mi ha risposto che comunque comprano tutti da questi quindi...

Inutile dire di avergli fatto notare che la sua risposta non sembrava degna del ruolo che stava ricoprendo perché le mie parole gli sono scivolate addosso insieme alla pioggerellina che ha rotto per tutta la serata.

Insomma, se questi sono i presupposti per creare qualcosa di nuovo in questo paese di merda siamo messi malissimo. Questi eventi non servono assolutamente a nulla. Mi chiedo da domani quanti avranno un atteggiamento responsabile.

Ed i giovani, proprio quelli che dovrebbero dare un segnale di svolta, sembrano apatici e smunti di fronte alla routine del venditore ambulante ai concerti (racket sicuro) ed al fatto che se non ci sono secchi nel raggio di un metro la roba vada gettata per terra.

Se non riescono a modificare questi piccoli atteggiamenti Saviano può scrivere e vendere altri milioni di libri ma non cambierà mai nulla. E noi moriremo intossicati da polveri sottili e cibi avvelenati (ce lo meritiamo).

Quel negozio sotto casa...come si chiama? Boh!

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Sotto casa ha aperto un negozio di abbigliamento per skaters di quelli che piacciono a me.

Ma non ha un'insegna, è poco illuminato e dalla vetrina si vedono una decina di jeans, qualche maglia e poche paia di scarpe.

Risultato: io non ci sono mai entrato ed è sempre vuoto. Anche questo è un lato della crisi economica italiana.

Puntata integrale Raiperunanotte

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La puntata integrale di Rai per una notte/ Annozero di Santoro ancora non è disponibile ma si può vederla spezzettata digitando su youtube "raiperunanotte 1/22", ecco il primo estratto http://www.youtube.com/watch?v=cAH0whyNL5U

Il Giornale e la libertà di calunnia

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Dopo il caso Boffo et similia mi chiedo perché in un paese con delle regole debba esistere un giornale come il Giornale.

Perché Montanelli devi girarsi tutti i giorni nella tomba? E perché dobbiamo essere costretti a leggere merdate infamanti su giudici, politici e giornalisti che fanno il loro mestiere?

Ora tocca al giudice Anna Argento perché "Il giudice che escluse gli azzurri tiene in ufficio il ritratto del Che".

Questa non è libertà di parola, è libertà di calunnia.

Invito tutte le persone che girano per i vari bar dove è presente questo rotolo di carta igienica a forma di quotidiano a gettarlo nell'immondizia

Le vacanze di Marco Travaglio

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Copio e incollo qui il testo in cui Travalgio spiega per filo e per segno cosa accadde veramente durante le vacanze con i mafiosi. Accusa rivoltagli prima da D'Avanzo e poi dai prezzolati di Silvio.

Le vacanze
Sono amico da una decina d’anni di quello che ritengo uno dei più preparati e specchiati magistrati d’Italia: Antonio Ingroia, già pupillo di Paolo Borsellino, da sempre impegnato in indagini antimafia. I nostri figli e le nostre mogli sono diventati anch’essi amici, tant’è che da alcuni anni trascorriamo insieme le vacanze. E’ un’amicizia che mi onora e di cui vado fiero. Fino all’estate del 2003, collaborava con Ingroia - come ufficiale di polizia giudiziaria assegnatogli dalla Guardia di Finanza - il maresciallo della Dia Giuseppe Ciuro, esperto in indagini antimafia fin dai tempi in cui lavorava con Giovanni Falcone.

Ciuro era un tipo simpatico e iperattivo, conosciuto da tutti i giornalisti che seguono i processi e le indagini di mafia in Sicilia. Anch’io lo conobbi e nel 2002, dovendo organizzare le mie vacanze con la famiglia Ingroia, accolsi il suo suggerimento di trascorrerle presso un hotel di Trabia (Palermo), il “Torre Artale”, che distava pochi chilometri dal residence “Golden Hill” di Altavilla Milicia dove sia la famiglia Ciuro sia la famiglia Ingroia occupavano da due anni due separati villini (Ciuro ne possedeva uno, Ingroia ne affittava un altro). A fine soggiorno, se non ricordo male di due settimane o forse qualche giorno di più, pagai regolarmente il conto, in parte con la carta di credito (2 mila euro versati il 18 agosto 2002), in parte con un assegno bancario (da 2.526,70 euro, emesso il 19 agosto 2002 dal mio conto presso il San Paolo-Imi di Torino e poi negoziato dal Banco di Sicilia).

L’importo, fra l’altro, era notevolmente superiore a quello del preventivo inizialmente inviatomi dai responsabili dell’hotel (4500 euro a fronte di un preventivo di circa 3 mila). Lo dissi a Ciuro, visto che conosceva i gestori dell’albergo (all’epoca in amministrazione giudiziaria), ma pagai il dovuto e la cosa finì lì.

L’anno seguente, estate del 2003, dopo due settimane trascorse a Sciacca (Agrigento), raggiunsi con la mia famiglia gli Ingroia al residence Golden Hill, affittando un bungalow dai proprietari che non lo occupavano, e vi rimasi dieci giorni. Il bungalow era sprovvisto del necessario per abitarlo (caffettiere, cuscini, posate) e i vicini – compresa la signora Ciuro – mi prestarono gentilmente le cose mancanti. Passati i dieci giorni, pagai l’affitto di 1000 euro con assegno bancario (datato 16 agosto 2003, stessa banca).

Qualche mese dopo, ai primi di novembre del 2003, Ciuro fu arrestato insieme a un altro maresciallo del Ros e al costruttore Michele Aiello, proprietario di cliniche convenzionate con la regione e sospettato (lo si seppe in quel preciso momento) di collusioni con la mafia: l’accusa per Ciuro era di aver venduto informazioni ad Aiello sulle indagini condotte a suo carico dalla Procura di Palermo. Seppi poi da Ingroia che lui era al corrente delle indagini su Ciuro fin da prima dell’estate, ma che – d’intesa con il procuratore capo, Piero Grasso – aveva dovuto continuare a comportarsi con lui come se nulla fosse, per non destare sospetti. Essendo un magistrato scrupoloso e irreprensibile, non aveva fatto parola della cosa con me. Da quel momento, interruppi i rapporti con Ciuro, che fu poi condannato in primo e secondo grado con rito abbreviato per favoreggiamento semplice nei confronti di Aiello (le più gravi accuse, inizialmente mossegli al momento del suo lunghissimo arresto, di concorso esterno in associazione mafiosa e di favoreggiamento aggravato dall’intenzione di favorire Cosa Nostra, caddero entrambe nel corso del processo).

Due anni fa, ignoro per quali motivi, misteriose “fonti vicine all’inchiesta” della Procura di Palermo informarono Giuseppe D’Avanzo, vicedirettore di Repubblica, che Aiello e il suo avvocato sostenevano che Aiello avrebbe pagato, su richiesta di Ciuro, le mie vacanze al Golden Hill nel 2003. D’Avanzo lo scrisse su Repubblica all’indomani di una mia dichiarazione sul neopresidente del Senato, Renato Schifani, a “Che tempo che fa” di Fabio Fazio. Io smentii subito tutto e mi impegnai a dimostrare che tutte le mie vacanze siciliane le avevo pagate io fino all’ultimo centesimo. Non appena rintracciai i due assegni e l’estratto conto della carta di credito, li pubblicai sul mio blog voglioscendere.it (li ripubblico qui sotto) e pretesi le scuse da chi mi aveva diffamato e calunniato. Scuse che sto ancora aspettando.

Invece delle scuse, continuo a subire reiterazioni di calunnie. Non più, fortunatamente, da D’Avanzo (che, anzi, mi ha difeso su Repubblica dalle deliranti accuse di Fabrizio Cicchitto il quale, in piena Camera dei deputati, mi ha additato come “mandante morale” dell’aggressione al premier in piazza Duomo il 13 dicembre 2009). Ma dagli house organ della famiglia Berlusconi (famiglia di molto allargata) e dai suoi trombettieri, che per infangare la mia reputazione omettono sistematicamente di prendere atto dei documenti con cui ho dimostrato la correttezza del mio operato.

Quindi, ricapitolando: non ho mai fatto vacanze a spese altrui, men che meno di mafiosi o sospetti mafiosi; non ho mai frequentato mafiosi o sospetti mafiosi; nessuna delle persone che ho frequentato è stata mai condannata per mafia o per reati di stampo mafioso, anzi Ciuro, finchè l’ho frequentato per la sua vicinanza con un magistrato mio amico, era un insospettabile ufficiale della Dia che indagava sulla mafia.

Qualunque parallelo fra le mie vacanze con la situazione da me denunciata a “Che tempo che fa” a proposito di Schifani, o con quella da me recentemente illustrata ad “Annozero” a proposito di Bertolaso, è del tutto campato per aria.

Schifani non conobbe occasionalmente persone poi arrestate e condannate per mafia: fu socio insieme con loro nella Siculabroker; e non si trattava di poliziotti antimafia poi scopertisi infedeli, ma di imprenditori usciti da un sottobosco perlomeno vischioso che, soprattutto a Palermo, molti conoscevano bene; e soprattutto continuò per molti anni a frequentare e ad assistere mafiosi conclamati come avvocato civilista (circostanza che non configura alcun illecito, ma che, a mio modesto avviso, lo rende di per sè inidoneo a ricoprire una carica così’ delicata); in ogni caso, quando ne ho parlato da Fazio, non ho sostenuto che bastino quelle frequentazioni per imporre le dimissioni di Schifani da presidente del Senato, ma per segnalare che al momento della sua elezione nessun giornale aveva osato ricordarle tracciando la sua biografia; Schifani è la seconda carica dello Stato, mentre io sono un privato cittadino. Se, per assurdo, io assurgessi a un’alta carica dello Stato, non mi lamenterei di certo se i giornalisti analizzassero ai raggi X tutta la mia vita precedente, purchè - si capisce - raccontassero fatti veri, come quelli che io ho raccontato a “Che tempo che fa” sul conto di Schifani.

Quanto a Bertolaso, nessuno gli rimprovera conoscenze con persone insospettabili poi rivelatesi infedeli: ma frequentazioni con persone che notoriamente (soprattutto per lui) ottenevano appalti e consulenze dalla Protezione civile da lui diretta e poi lo gratificavano con “massaggi rivitalizzanti”, per non parlare del cognato, ingegner Piermarini, che otteneva laute commesse (non certo a sua insaputa) per il “risanamento” dell’isola della Maddalena in vista del dispendiosissimo G8-fantasma.

Ho commesso qualche errore nella mia vita. Ma non consento a nessuno di insinuare o di affermare che io debba stare attento alle mie amicizie o frequentazioni. Perché, quanto ad amicizie e frequentazioni, non ho proprio nulla da rimproverarmi.

D’ora in poi, se qualcuno in televisione tenterà di neutralizzare ciò che dico lanciando allusioni o insinuazioni su queste vicende, rimanderò i telespettatori a questa “Pagina degli scheletri”. E, naturalmente, porterò in tribunale i miei calunniatori e i miei diffamatori. Dopo aver subìto 250 denunce fra penali e civili da lorsignori, ho deciso di ripagarli della stessa moneta. Vediamo chi si stanca prima.

(Cliccare sulle immagini per ingrandirle)

CASELLARIO GIUDIZIARIO



PAGAMENTI FERIE 2003




PAGAMENTI FERIE 2002





Fonte

New York "imita" San Francisco

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Avendo avuto la fortuna ed il privilegio di visitarle entrambe ho potuto constatare la differenza di vivibilità e inquinamento tra le due città.

New York è caos puro, San Francisco è un paradiso pieno di nuvole dove nei ristoranti ci sono disclaimer informativi sul cibo "potenzialmente tossico" che mangerai, un sacco di persone fanno jogging e vanno in bici, si attua la politica Rifiuti Zero etc etc.

Leggo ora questa notizia su Bloomberg che vuole "imitare" (virgolette d'obbligo perché ce ne vuole per arrivare dov'è) la città californiana.

BICICLETTE IN CITTÀ: NEW YORK COPIA PARIGI
Michael Bloomberg l'ambientalista.
Molte amministrazioni cittadine nel mondo hanno avuto ottime idee per snellire il
traffico, ridurre l'inquinamento, rendere la città più vivibile. Bloomberg le sta copiando tutte e vuole trasformare la Grande Mela in una città modello “dell'era post-auto”.

Parigi ha avuto successo con il progetto Velib per promuovere l'uso della bicicletta?
Il sindaco di NY ha fatto costruire nuove piste ciclabili (Broadway, Ottava e Nona
Avenue più altre due in cantiere) e metterà a disposizione dei cittadini 10mila biciclette.

Pronto il servizio di taxi collettivo: durante la stessa corsa il tassista preleva più
passeggeri, riducendo così i km percorsi e facendo risparmiare sui costi.

Imitando San Francisco sta per tornare anche a New York il tram di superficie, mentre sono già in fase di costruzione due nuove linee del metro. Per scoraggiare l'uso dell'auto privata il limite di velocità nell'area urbana è stato abbassato da 30 a 20 miglia orarie (32 km/h).

A proposito delle isole pedonali Bloomberg spiega: “Quando ho fatto l'isola pedonale a Times Square i commercianti della zona erano contrari. Adesso, visto il succcesso
dell'esperimento, con l'aumento del turismo e dello shopping, sono i commercianti di altri quartieri a chiedermi: perché non si fa anche da noi?”

(di Jacopo Fo, Simone Canova, Maria
Cristina Dalbosco, Gabriella Canova sul Fatto Quotidiano di oggi 4/3/2010).



Ora aspettiamo Roma.

La par condicio, ennesima opportunità per la Rete

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Il blocco delle trasmissioni di informazione sulle reti Rai secondo qualcuno è un grave attacco alla democrazia. Si parlasse solo di AnnoZero sarei d'accordo, ma c'è in ballo anche Vespa, quindi sono anche un po' contento.

In questi mesi di grande confusione e di poche confessioni la televisione ha fatto solo il cattivo tempo, informando poco e malissimo.

I cittadini, almeno quelli più attenti, si sono trasferiti in Rete. E proprio dalla Rete partono appelli, come quello al Tg1 per chiedere la rettifica sull'informazione data l'assoluzione di Mills che poi è prescrizione che fanno il giro delle testate giornalistiche e finiscono anche su Repubblica.it.

Berlusconi e il suo staff di geni non stanno capendo che se la tv, sulla quale hanno fondato il loro impero politico, perde l'autorità che i cittadini le hanno stupidamente conferito e quest'autorità viene travasasata alla Rete, dove l'informazione è libera, per lui e quelli come lui è finita.